Sputtanapoli e Campania sui media, dopo la Pizza di Report si reagisce

forno-pizzaLa conferenza stampa dell’associazione verace pizza napoletana, con le illuminanti parole del prof Limone dell’istituto Zooprofilattico di Portici, poi l’iniziativa del gruppo Caldoro Presidente  alla Regione  con lo slogan Pazzi per la Pizza, oggi la lettera che esponenti Pd hanno inviato ai membri di maggioranza della Commissione di Vigilanza Rai. L’ impresa e la politica campana si mobilita e si è scocciata di tutto questo trovare negatività nel nostro territorio. Questa la lettera dell’Associazione Laboratorio Democratico di Caserta che invoca la Commissione di Vigilanza Rai :

Lo sputtanapoli e Campania pare essere diventato lʼantidoto per trasmissioni televisive e giornali in crisi di ascolti e lettori. Passi se questo avviene in emittenti private, ma non può passare se il servizio pubblico si allinea a questo modo di fare. Sono anni, ormai, che le tv italiane, compresa la Rai, portano avanti una campagna denigratoria nei confronti della Campania ed in modo particolare di Napoli e Caserta, una sorta di nuovo medioriente su cui non solo amplificare negatività in servizi servizi dʼ inchiesta, ma persino in servizi giornalistici che dovrebbero narrare di spettacolo, sport o costume. Dalle campagne delle aziende conserviere che nei mesi scorsi indotte a prendere le distanze dai prodotti della cosiddetta “terra dei fuochi”, sulla quale poche volte si fa accenno ai reali dati forniti dai ministeri competenti, all’immagine negativa sdoganata da fiction e tv che piace tanto fuori regione. Riportiamo qui la dichiarazione del capogruppo del Pse al Parlamento Europeo Gianni Pittella in occasione della trasmissione famigerata di Report sul Caffè e su vari articoli della stampa: “Attaccare Napoli e il Sud è diventato uno sport nazionale, basta con SputtaNapoli” e come “unico obiettivo – secondo lʼesponente del Pd – quello di affossare lʼeconomia del Sud”. Per Pittella, “si ricorre ormai di continuo ad una martellante pubblicità negativa, spesso sensazionalistica, di tutto ciò che riguarda Napoli e il Meridione per sabotare le eccellenze del Sud in favore dei prodotti del Nord: pomodori, mozzarella, vino, verdura, ora perfino il caffè”. “Questo significa scippare turisti e affossare la nostra industria e mi pare evidente che i più avvezzi a scippare non sono i napoletani”

La sequela di episodi può essere lunghissima, ne accenniamo alcuni: un servizio di Rai 1 sulla eccellenza di una impresa dellʼ hinterland napoletano che è stata scelta dalla FIFA per stampare i biglietti dei Mondiali 2014 ? così dice il commentatore: “ «Nel paese di “Io speriamo che me la cavo”, il best seller di Marcello DʼOrta, cʼè anche una bella realtà».” Come se si parlasse di una realtà fiorentina e si dicesse “ nel paese del Mostro di Firenze, una Bella realtà”.

In un servizio sulla recente Coppa Davis a Napoli del Tg1 vi è Il racconto di una Napoli con due facce: quella tirata a lucido del Lungomare con i tifosi inglesi e italiani festanti prima del match di tennis e quella dei “soliti problemi”. La giornalista si sofferma sugli ambulanti che vendono gli ombrelli, sul pantano che crea lʼesplosione di una fognatura nelle prossimità del campo da gioco e si conclude con una primo piano sul palazzo di via Chiaia crollato un anno fa e ancora senza manutenzione. Ci domandiamo perchè durante i servizi su Internazionali di Tennis a Roma non si parli del degrado del Foro Italico o delle condizioni delle periferie romane a poca distanza.

Nei servizi su grandi monumenti viene quasi sempre acceso il faro su abusivi e degrado, come se questo fosse solo una prerogativa regionale, come se in Piazza San Marco o vicino al Colosseo, questi problemi non fossero visibili. Lʼultima uscita di Report è stata sulla Pizza, dimostrando ignoranza sulle tecniche di cottura inventate non da ora a Napoli e ricercate in tutto il mondo, ovviamente, poco spazio sarà dato alla scienza: Antonio Limone, commissario dellʼIstituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. con dati alla mano dimostra i vizi di metodo che hanno deformato gli esiti dʼindagine del lavoro effettuato da Report e le informazioni diffuse attraverso il canale televisivo. Secondo Antonio Limone a parlare sono gli stessi fatti che Report ha riportato ma, in base a un punto di vista più ampio, interrogati ulteriormente hanno dato risposte più complete e integrate. Nuove analisi di laboratorio dimostrano che i dati diffusi da Report non sono attendibili per via di un vizio di metodo, un margine dʼerrore abbastanza alto capace di deformare i dati stessi. «Quando a metà della scorsa settimana è andata in onda lʼanteprima del servizio che di lì a breve sarebbe stato trasmesso su Rai Tre, consumatori e pizzaioli hanno iniziato a chiamarci senza sosta», afferma in maniera accorata lo staff dellʼAssociazione Verace pizza napoletana, lʼassociazione organizzata dei pizzaioli che raccoglie oltre 3mila iscritti sul globo. Ciò di cui lʼAssociazione incominciò ad essere preoccupata è che non solo unʼintero bacino di domanda del prodotto in questione era allarmato ma che un opinione del genere potesse divenire evidenza sociale. Contro questo pericolo lʼassociazione dei pizzaioli ha contattato lʼIstituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno di Portici. In base a ulteriori ricerche dellʼIstituto porticese la pizza non è cancerogena, non esistono livelli di criticità degli elementi che ne dichiarerebbero lʼinadeguatezza per i palati, Report è vittima di un errore di forma. Allʼincontro organizzato ieri pomeriggio dallʼAssociazione Verace pizza napoletana Limone ha dimostrato che nei campioni analizzati la quantità dellʼelemento cancerogeno del benzoapirene è inferiore a 0,5 nanogrammi per grammo e non dellʼ1,5 come Report ha riportato nelle sue trasmissioni. La così definita differenza tra di dati di Report e quelli dellʼIstituto di Portici, se non obbediscono a finalità ideologiche, sono legati a errori metodologici che di conseguenza hanno deformato le proiezioni teoriche in base ai dati raccolti. «Analizzando il prodotto per intero, quindi dopo averlo frullato, i risultati sono quelli ottenuti dai nostri laboratori (…). Sommate tra loro neanche le altre sostanze cancerogene riscontrate raggiungono in nessun caso il limite previsto dalla normativa europea e fissato a 30 nanogrammi per grammo». Come in nessun caso, in Rai, vanno le notizie di rettifica relative ai provvedimenti di dissequestro, archiviazione, assoluzione che riguardano i caseifici della Mozzarella di Bufala Dop dellʼarea casertana sbattuti più volti in servizi di cronaca nera.

Siamo abituati a lottare ogni giorno contro le tante negatività che pervadono anche questo territorio, molti di noi non sono stati zitti quando lo erano tutti su fenomeni davvero gravi come la Camorra, riteniamo quindi giusta la denuncia, giusta lʼinchiesta sulle cose che non vanno, dappertutto, ma almeno Rai lasci in pace lʼeccellenza italiana, riconosciuta e ambita in tutto il mondo, soprattutto nei mesi che precedono EXPO 2015, e non inserisca drammi , anche reali, in servizi di teatro o sport, e parli di chi fa reati contro il territorio facendo i nomi e cognomi, non generalizzando su una comunità di 6 milioni di persone e di centinaia di migliaia di imprese. Chiediamo pertanto, come Coordinamento Provinciale di Caserta di Laboratorio Democratico che i membri PD in Commissione Vigilanza Rai abbiano piena contezza del fenomeno e affrontino, nei luoghi e nelle modalità che i regolamenti della commissione prevedono, la tematica dellʼutilizzo del servizio pubblico non contro le imprese e gli abitanti di un dato territorio ma come opportunità reale di crescita e miglioramento dello stesso.

In queste ore molteplici sono le prese di posizioni anche del mondo associativo e sui socialnetwork monta l’indignazione di tutto un popolo. 

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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