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Green deal (se vero) un’ opportunità anche per le microimprese agroalimentari.

Inviato il 01 Ottobre 2019 di Carlo Scatozza

Pane e olio

Le famiglie si orientino verso un nuovo consumo, più locale, più sano, meno caro.

Si fa un gran parlare di misure che traducano in disposizioni legislative la nuova consapevolezza ambientale che sta attraversando il pianeta, soprattutto con  l’impegno dei più giovani, non fosse altro che sono solo umani che dovranno potenzialmente trascorrere più tempo “qua sopra” e vorrebbero farlo magari non crepando dal caldo, non essendo sommersi da rifiuti, con un mare non oscurato dalla plastica, quindi  un semplice istinto animale di sopravvivenza che è una cosa molto positiva per la Terra e speriamo non tardiva. 

In Italia c’è buona volontà nelle dichiarazioni governative, ma troppo spesso si fa fatica a liberarsi da un’opinione non sempre informata che potrebbe dare un ritorno negativo per il consenso di cui in democrazia si deve far conto.  Prendiamo il retromarcia sulla tanto demonizzata tassa sulle merendine, che auspiachiamo sia ripresa.

Bisogna spiegare che una ipotetica tassa sulle merendine non è un vezzo di qualche ideologo ma un consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che già nel 2017 promuoveva l’applicazione di una imposta sugli zuccheri, al fine di ridurne il consumo, perchè la leva fiscale è sempre la cosa migliore per reindirizzare le abitudini di largo consumo: rendere conveniente cibi più naturali, con spazio al locale, a filiera corta, con in primis olio e miele, consentirebbe anche alle microaziende agroalimentari un’ agevole spazio di mercato proprio sotto casa. 

Pensiamo che il miele è addirittura  più buono se proveniente da api che volano in città, dato che hanno una scelta floreale maggiore, vista la vastità di ornamenti che vi si trovano. 

In tante città anche grandi ci sono produttori di miele ed  i piccoli produttori di olio possono consegnare la loro merce.

 Obiezione: ma costa tanto un litro di olio extravergine locale ( almeno 8 € se andate a prenderlo in azienda facendo una passeggiata ) o mezzo kg di miele 5-6 € il vasetto, o la marmellata artigianale. Si tratta di molto?

Pensate bene a quante porzioni di merenda si possono fare con queste quantità e comparatele con il pacco discount di merendine che avete acquistato, avrete una già una equivalenza, non parliamo poi se ci cimentiamo nel fare piccoli dolci in casa, Il risparmio è già davvero notevole. La cultura delle merendine non va demonizzata: negli anni ’80 era giustamente considerato più sano e controllato il prodotto industriale, non sempre la tecnologia era a disposizione di piccoli produttori per produrre ad esempio un olio di qualità, acquistare una macchinetta per etichettare era un’impresa, le certificazioni lunghe e difficili. Tutto questo, grazie alle normative europee e al progresso tecnologico lo abbiamo alle spalle, oggi i piccoli produttori di prossimità sono in grado di certificare appieno e rendere sicurissime le loro confezioni, tra l’altro anche sempre più belle. Pensiamo al grande movimento che c’è nel mondo delle conserve e marmellate, una varietà di sapori spettacolare. Per ottimizzare il prezzo andiamo anche con i bimbi presso i produttori, facendo una passeggiata domenicale, capendo dove produce e facendo una visita in azienda, sarà una bella esperienza per i ragazzi ma anche per gli adulti, potendo risparmiare comprando in loco. Ci si può organizzare in Gruppi di Acquisto Collettivo in caso di quantità più elevate, consigliare il prodotto al nostro commerciante di fiducia e tante altre attività. 

marmellata_fichi_mandorle
marmellata fichi e mandorle

La verità, quindi,  è che le leggi orientate al  Green, che incoraggiano il cambio di consumi  sono anche un volano importante per i piccoli produttori locali, straordinariamente fondamentale per la Campania dove abbiamo un patrimonio immenso sulla Dieta Mediterranea, che deve far funzionare meglio le disposizioni legislative per la filiera corta. Il consumo dei prodotti di nicchia  non deve sempre attendere l’export ( più grandi si è più si guadagna con export ma se si è tanto piccoli, meglio la salumeria sotto casa come distributore), ed anche il piccolo produttore, invece che inseguire improbabili “buyers” d’oltreoceano, cerchi sempre di più di incontrare consumatori, li fidelizzi con gli strumenti della tecnologia, cerchi distributori alternativi, apra sempre più spesso al pubblico la sua azienda. Detto tutto ciò    stupisce che in parlamento e nelle piazze ci sia pure chi magari si batte per le tradizioni locali per fare  poi  lo scherano delle multinazionali della industria alimentare…invece di rendere questo reindirizzamento di consumi una cosa naturale, bipartisan e utile per il paese, per la salute  ma anche per affermare un cambiamento di abitudini che, in Italia e nel Sud in particolare, può anche essere una opportunità economica importante per dare certezze e sicurezze a chi ha intrapreso una piccola o piccolissima impresa nell’agroalimentare. 

Carlo Scatozza

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