-->

Vitigni autoctoni, alla scoperta del Caprettone

Inviato il 12 settembre 2018 di Carlo Scatozza

E’recente la secolare storia del vitigno caprettone per gli organismi enologici, infatti solo  nel 2017 è stato inserito nel
disciplinare di produzione dei Vini della Dop Vesuvio.Fino al 2016  veniva etichettato come IGP pompeiano e  “confuso” ad arte con il vitigno coda di volpe,d’altronde nell’elenco delle varietà dei vitigni della Provincia di Napoli, nemmeno il Semmola lo cita con questo nome, nè sono noti sinonimi, ma almeno 4 o 5 delle varità descritte dall’autore ( oltre 1009 presentavano caratteri simili  nel grappolo e nell’acino . Il vitigno è proprio delle pendici del Vesuvio dove si utilizza per lo più per la produzione di Lacryma Christi del Vesuvio Bianco , deve  il suo nome alla particolare forma del grappolo, che può ricordare la barba  della capra, un tempo molto presente alle pendici del Vesuvio. Tante battaglie nei decenni scorsi e l’ostinazione del consorzio di tutela del Vesuvio Dop, hanno portato il MIPAF nel 2017 a riconoscere  il vitigno caprettone un clone a se stante e diverso della coda di volpe.In degustazione si presenta di colore giallo paglierino, con un buon grado alcolico e un’acidità piuttosto bassa. In abbinamento buono con formaggi freschi, cruditè, verdure, pizze soprattutto con verdure, e proprio per le sue caratteristiche Il caprettone, quello  di Fuoco Muorto è stato scelto anche da pizzaioli come Luca Doro di Pizzeria Doro Gourmet a Macerata Campania ( in foto con Oliviero) proprio grazie alla bassa acidità e al grande portato identitario di questo vitigno che ben si sposa in una pizzeria di destinazione votata all’eccellenza della Campania e a leggerissimi impasti.

Un’azienda che è tra i maggiori produttori e che ha un vigneto per il vino bianco tutto a Caprettone è l‘azienda vitivinicola Fuoco Muorto di Ercolano, con una coltivazione di media collina e una cantina storica  scavata sotto un lastrone di roccia vulcanica di qualche eruzione pliniana, implementato da una eruzione risalente all’anno 1037,  con uno  spessore da 3 a 5 metri: queste cavità si sono create come conseguenza del fenomeno dell’ingrottamento del magma vulcanico. Lo scavo della cantina fu realizzato a mano, asportando la sabbia e rinforzando la roccia con opere murarie che ancora oggi svolgono la loro funzione statica di sostegno dell’ampio casolare sovrastante di pertinenza dell’attività agricola che svolgeva la famiglia Oliviero  nell’ampia tenuta. Nella cantina si vinificava e si conservava il vino proveniente da uve coltivate nella propria azienda  da vigneti a piede franco e commercializzato nelle diverse cantine locali, nonché quello per il consumo della locanda Fuocomuorto condotta dalla famiglia Oliviero.

Da Vincenzo Oliviero oggi abbiamo circa 4000 bottiglie di Caprettone in purezza l’anno. “Siamo stati i primi ad utilizzare in etichettatura il termine CAPRETTONE , come IGP pompeiano. Il Caprettone viene vinificato in purezza(100/% uve caprettone), permanenza sulle bucce per 2/3 giorni , ed una parte del mosto viene fatto fermentare ed affinare in botti di legno castagno. In pratica lo stesso percorso di come veniva vinificato nei tempi antichi,per produrre un vino del passato, ma con gli accorgimenti moderni per garantire al consumatore un vino sicuro,sano, salubre,genuino e soprattutto espressione di quel terroir vulcanico unico al mondo”. Sforzi ripagati anche dalla enologia nazionale se , ai numerosi premi, giunge notizia anche della menzione d’argento per il fuocomuorto vesuvio caprettone DOP caprettone 2017 al concorso enologico nazionale Venere Callipigia, la cui cerimonia di premiazione si terrà a Novembre alla Università di Palermo.

 

Condividi!

Rispondi