-->

Prosciuttopoli Parma e San Daniele, ecco le alternative, anche di territorio

Inviato il 15 Feb 2019 di Carlo Scatozza

Nel silenzio dei grandi media,  l’anno scorso  ha segnato un colpo durissimo per i Prosciutti Parma e San Daniele, le ammiraglie delle dop salumi italiani nel mondo si sono visti ritirare dagli scaffali almeno un  milione di pezzi: inclemente il rapporto 2018 dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) del Mipaaft  dove si parla di una vera e propria  Prosciuttopoli. Il documento cita le due inchieste portate avanti delle Procure di Torino e Pordenone sulle frodi dei prosciutti a marchio Dop Parma e San Daniele che vengono classificate  tra le operazioni più importanti nella lotta alla criminalità agroalimentare condotte nel corso dell’anno. A riportarlo è “ Il Fatto Alimentare” , che da anni segue il tema Prosciutto con dovizia.

I numeri delle operazioni sono impressionanti nel 2018 : oltre 300 soggetti segnalati all’autorità giudiziaria; 810.000 cosce sequestrate; circa 480.000 prosciutti esclusi, tramite smarchiatura, dal mercato delle produzioni a Dop; oltre 500.000 cosce smarchiate d’iniziativa da parte di singoli allevatori.

Presenti anche oltre un milione di maiali….danesi… 

Il consumatore  ha anche alternative con i più virtuosi Prosciutto Crudo di Cuneo o con il Prosciutto Toscano , piccole ma interessantissime dop, ma anche in Campania non mancano eccellenze che dovrebbero essere più presenti sulle tavole dei campani. Esistono infatti tanti prosciuttifici, soprattuto in Irpinia ma non solo, capaci di ottimi prodotti con maiali locali; pensiamo al Salumificio Terminio di Serino, De Leo ad Avellino, Ciarcia a Venticano, con buona scelta anche prosciutti di nero casertano, Il prosciutto crudo tradizionale Ischia, il prosciutto crudo Sannio da Cillo ad Airola e a Paduli con Tartaro Salumi, sempre nel Sannio a Faicchio troviamo Tomaso Salumi, spettacolare il prosciutto di Giovanniello a Trevico in Irpinia, col 36 mesi stagionato in grotta. E’ un prodotto agroalimentare tradizionale riconosciuto l’ottimo  prosciutto di Pietraroia ma forse ancora troppo poco presente anche nella filiera corta. 

L’invito è uscire dalla Gdo, andare per aziende e salumerie di qualità per acquistare un alimento che va mangiato poco e bene, magari anche un paio di volte al mese, visto che poi dedichiamo la tavola già alla carne ed altri salumi, ma di scegliere prodotti di serie A. Magari vicino a noi. 

Carlo Scatozza

Condividi!

Rispondi