Mar. Lug 16th, 2024

In questa infuocata estate il ricordo va ad una bella primavera gastronomica e cosa  ci  ha colpiti tanto da ricordarlo a vari mesi di distanza e con la voglia di tornare almeno ogni stagione ? Di certo il menù  di Domenico Marotta! Recarsi da Marotta Ristorante  in quel di Squille di  Castel Campagnano  ormai ti predispone ad un’alta aspettativa, troppe le foto del gran mondo del food nazionale che lo ha visitato,  pur non essendo ancora una stella Michelin. Pur presente da qualche anno nella guida dell’omino, pensiamo la stella sia solo questione di tempo; solo sagacia e suola di scarpe degli ispettori decideranno quale e passerà da qui certo  il ritorno in guida della provincia di Caserta ora assente. 

A Squille i casertani sono di casa per l’asparago, l’aria buona, i vigneti del Pallagrello e  le wedding location da sogno, come la Villa Collinetta della famiglia Marotta, affermata da decenni ma….ora con Domenico è anche terra di modernità di eccellenza, per esperienze gastronomiche degne delle grandi capitali del food: Milano, Napoli? Si ma anche Senigallia, Paestum, Vico Equense, Alba. L’arredo è essenziale ma elegante, non deve distrarre ma predisporre ai piatti da degustare, un comfort raccolto che nemmeno tavoli di amici riuniti, doverosamente anche rumorosi, riescono a spezzare. In sala discreto anche   il servizio con spiegazione didattica,  gestita con sapienza  dalla sommelier Anna Coppola, a guardia di una cantina sempre meglio fornita e sempre più binario di scambio tra piacere e conoscenza del mondo del vino locale, nazionale, d’oltralpe. Il verde che riempie la vista dai grandi finestroni introduce la non comune capacità dello chef di esaltare le materie vegetali. Il menù ha degli entrèè di grande coivolgimento, un’ apertura da scegliere che introduce tutta la conoscenza  di Domenico con forti influssi giapponesi, cucina che ama e che, soprattutto, ha studiato ed approfondito con dovizia assoluta: cavolo cappuccio marinato, consommè di piselli e cardamomo verde, una carotina e gomasio ( condimento sesamo, sale, alghe)  , radicchio e furikake ( spolverata giapponese) , e bieta capperi e acciughe, un piccolo mantecato mediterraneo  cotenna e guanciale, barbabietola brace e rafano, merluzzo, asparagi, tè matcha.  Come si è continuato ? Con Tartare di Pecora, fragole e rosa. I primi sono di sostanza senza cedere in  valore:  Pasta patate e uova di mare , uno dei cavalli di battaglia come il  plin di animali  da cortile alla mediterranea, Poi Dentice , mandorla e cipresso, ma anche spalla di agnello.. le vie della seta… nocciola giffoni … Brutti ma buoni e marshmallow alla lavanda. Da provare dal vivo, Basta parole! Qui il   Link del ristorante 

articolo redatto da Carlo Scatozza

Di Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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