Terre dell’Angelo, la sfida moderna del Pallagrello alle pendici del Matese

Nessuna fiera, nessuna degustazione guidata in locali appropriati è in grado di trasmettere le emozioni di una visita in azienda vitivinicola nel dialogo col produttore dove conduce le proprie vigne,  ancora di più se questa dimensione enoturistica non si consuma in un tour preconfezionato ma in una spontanea ed accidentale visita in azienda.

Vogliosi di indagare a fondo il nuovo mood del vino alla falde del massiccio del Matese, con Salvatore Landolfo, questa volta sono andato a trovare Terre dell’Angelo, ospitati da Giandomenico D’Ambrosio  che conduce l’azienda insieme con altri due soci Grazia e Matteo, anche loro matesini. Pur  non provenendo dal mondo agricolo e non disponendo dei  capitali di altre realtà del settore, con sacrificio e passione i tre amici hanno dato vita ad una bella realtà del Pallagrello nei luoghi storici della produzione, conducendo 3 vigneti nelle migliori localizzazioni della zona. 

Il primo che visitiamo è in località Madonna del Bagno a Gioia Sannitica, con una esposizione collinare dei filari da manuale sopra uno dei terreni più argillosi mai calcati. Di fronte le antiche vigne di uno dei primi produttori di vino in questa zona, Cantina  Mattei. Qui il monte Erbano separa Gioia da San Lorenzello,  nel Matese della provincia di Benevento, dove grandi interpreti di Camaiola e Aglianico fanno la storia del Sannio Dop, ricordiamo ad esempio A Canc’llera della famiglia Lavorgna.  Ci dirigiamo poi  nei tenimenti tra Alife e S.Angelo di Alife, in una magnifica piana che sta dando tanto all’agricoltura e all’allevamento casertano,  ospitando realtà produttive benedette dalla fertilità dei terreni, dall’influsso benefico di alti monti, Matese e Taburno insieme al clima dolce e al tocco magico del fiume Volturno poco più a sud. Qui troviamo un terreno più sciolto, con molta meno argilla; poter beneficiare, per gli stessi Pallagrello nero, bianco e Casavecchia, di una diversità di terreni così accentuata è una dote che in cantina si troverà poi  a disposizione il bravo enologo Fortunato Sebastiano che segue Terre dell’Angelo.

Il nome  Terre dell’Angelo è il segno della terra in cui siamo; il Matese conserva un importante patrimonio  di devozione e testimonianze di San Michele Arcangelo festeggiato in molti dei paesi della zona in cui insistono grotte e chiesette rupestri come ricordo bene in un evento a S.Angelo d’Alife denominato  Micaelica, nel corso del quale, col protagonismo della santangiolese Cantine Martone riuscimmo ad organizzare una prima degustazione del Pallagrello prodotto nei luoghi di elezione preferiti da Re Ferdinando.  Quel Matese alle cui falde anche la vigna può continuare a fare faville. ( a questo link racconto sul giornale vinoway quella esperienza)  

Verso il casolare fervono i lavori per dotare appunto l’azienda, che ha licenziato le prime etichette nel 2016, di una funzionale cantina e meglio organizzare le visite aziendali che sono comunque già un elemento importante  per  Terre dell’Angelo ed organizzate spesso grazie alla sinergia con le strutture pubbliche e imprenditoriali del Parco Regionale del Matese e lodevoli gruppi di incoming vocati al turismo sostenibile come Love Matese e attività ricettive come il Trattoria Gourmet I Sassi. 

Al momento tutte le attività di vinificazione vengono svolte in Anfora presso una realtà vitivinicola di Castel Campagnano ma già dalla vendemmia 2023 dovrebbe essere tutto internalizzato. 

La nostra visita, immersa in un vigneto caratterizzato anche da una vasta presenza di ulivi della tostissima e salutarissima  oliva tonda del Matese da cui Terre dell’Angelo ricava olio extravergine di oliva per la ristorazione non solo locale, si svolge in una tavolo di campagna all’ombra dei pini. In degustazione la produzione rossistica; il Tempo, l’etichetta di Pallagrello Nero sia nelle versione non ancora etichettata, la  2019 e poi quella in commercio che ha già raggiunto notevoli apprezzamenti, ovvero la 2018, forse quella della consacrazione per Terre dell’Angelo. Uve raccolte per una macerazione di una settimana con rimontaggi , una fermentazione malolattica per godere poi di un’affinamento annuale in anfora. Il 2018 svela tutte le qualità delle frutta rossa, in primis ribes ed amarena virando in una persistente salinità. 

Spazio poi al Casavecchia “ L’Arca” più giovane 2020 con l’etichetta. …  violetto nel bicchiere  ancora non piena la maturazione dei profumi rossi che avverrà fra qualche mese per questa annata, ricca tannicità che non nasconde però un corpo caldo. Abbinamento gioioso con i taralli a marchio Parco Regionale e soprattutto un raro e prezioso capocollo di maiale nero trionfo di scioglievolezza e a suo agio nel confrontarsi con tannini del Casavecchia; un salume adibito ad uso familiare e per le degustazioni grazie ai pochi capi che sono presenti in azienda. 

Terre dell’Angelo è frutto di passione e lavoro, di lentezza e voglia di fare squadra, ad maiora! 

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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