Pesca con metodi dannosi come lo strascico, sversamenti illegali e bracconaggio sono una pratica comune in alcuni siti marini italiani che, almeno sulla carta, dovrebbero invece essere protetti. È la denuncia che arriva nella Giornata internazionale del Mediterraneo da un’indagine di Greenpeace Italia realizzata in quattro SIC (Siti di Importanza Comunitaria) in Sardegna, Campania e Puglia. Si tratta di siti protetti che fanno parte della rete europea Natura 2000 per la presenza di specie e habitat preziosi, in cui però mancano controlli, fondi e strategie per tutelare davvero la biodiversità che ospitano.
Le analisi dei dati satellitari e dei sistemi di tracciamento delle imbarcazioni (AIS), confermate dalle testimonianze degli enti gestori dei siti e da notizie di cronaca, mostrano infatti una costante presenza di pescherecci legati alla pesca a strascico nel SIC dell’Argentiera, in Sardegna, e alla pesca con palangaro nel SIC del Palinuro Seamount, al largo della Calabria. Il traffico turistico, invece, risulta essere il problema più evidente nel SIC di Capri e Punta Campanella, in Campania, dove si sono registrati anche episodi di sversamenti illegali e bracconaggio. Nel SIC di Torre Guaceto, in Puglia, le testimonianze raccolte denunciano infine la presenza di pesca a strascico da parte di piccole imbarcazioni che non usano AIS, e sono quindi più difficilmente rilevabili.
«Le evidenze che abbiamo raccolto in questi siti non sono un caso isolato: nella maggior parte dei SIC marini italiani mancano sia dei monitoraggi costanti sia una governance che garantisca una tutela effettiva, come invece avviene nelle Aree Marine Protette», spiega Valentina Di Miccoli, campaigner Mare di Greenpeace Italia. «Oggi nessun ente gestisce davvero questi siti, affidati alle Regioni e a volte alle Aree Marine Protette limitrofe, a cui il governo però sta tagliando i fondi necessari alle attività di tutela e conservazione. La protezione del mare, così, resta solo sulla carta».
Dal 2024 Greenpeace e Blue Marine Foundation collaborano nell’ambito del progetto “AMPower” con le Aree Marine Protette (AMP) italiane, le Regioni e il Ministero dell’Ambiente per promuovere una governance efficace dei SIC affidata a un ente gestore, come le AMP, e chiedere fondi pubblici adeguati per la tutela di questi siti di elevato pregio naturalistico, proprio mentre il governo sta tagliando i fondi per le aree protette dello Stato. Il progetto sostiene anche i processi di ampliamento e rizonizzazione delle AMP, per contribuire a raggiungere l’obiettivo del 30% di mare protetto entro il 2030.
Secondo le stime di Greenpeace, che smentiscono quelle del governo, in Italia appena l’1% di mare è sottoposto a misure di tutela efficaci e solo nello 0,04% è vietata qualsiasi tipo di attività, compresa la pesca. Altri siti inclusi nel conteggio ufficiale delle aree protette, come il Santuario Pelagos e i SIC, restano invece senza un’effettiva tutela per la mancanza di divieti efficaci contro la pesca distruttiva, gli ancoraggi delle imbarcazioni, gli scarichi inquinanti e il traffico turistico non regolamentato.
Nella Giornata internazionale del Mediterraneo, Greenpeace chiede al governo di garantire una protezione efficace del mare, e di fornire agli enti gestori i fondi e le risorse adeguate per tutelare tutte le aree protette, compresi i SIC, come prevede la normativa europea. Chiede inoltre di rafforzare i controlli sul territorio, oggi assenti o insufficienti, per monitorare le attività antropiche distruttive.
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