Ven. Giu 21st, 2024

Non è la prima volta che scriviamo di Terre Caudium, piccola azienda eccellente del Sannio del vino, per i suoi premi prestigiosi o per la cura in vigna a mezzo Taburno che caratterizza la famiglia Caporaso, ma ora hanno fatto una novità…ecco  arrivare una nuova etichetta, il Rudis, presentato pochi giorni fa nell’ aia storica della contrada Sala di Cautano sede dell’ azienda. Rudis  già nel nome ha l’alternativa vivente al trend del vino modaiolo, alla pianta sofferenza  dell’aglianico di questi anni ed è presentato qui in purezza,  fermentato e affinato in botte di castagno. L’annata 2022, dal grado alcolico contenuto (13%), è una Igt Sannio. Bravo lo staff di Terre Caudium a non cedere a mode e tentennamenti, perchè nel loro piccolo e con la loro eccellenza possono invertire ogni tendenza, far ricredere ogni influencer, sovvertire le previsioni di mercato di tanti sommelier macreconomisti.

A spiegarlo non ci sono parole migliori di quelle di Annalisa Caporaso: -“Questa sera per noi è molto importante perché è da questo momento che il nostro progetto prende vita e per questo vogliamo rendervi partecipi. Stiamo parlando di un nuovo vino. Cosa ci ha spinto a produrre un nuovo vino? Prima di tutto sentivamo l’esigenza di fare qualcosa di nuovo però allo stesso tempo non volevamo fare qualcosa di scontato o di già visto. Un giorno parlandone con il nostro enologo ci buttò un’idea: perché non fate l’aglianico crudo? Noi: Cosa??? Questa espressione ci incuriosì e lui ci spiegò in cosa consistesse. È un aglianico che riprende le tradizionali tecniche di vinificazione. Infatti è un aglianico: 1)in purezza, 2) con uso di lieviti indigeni, 3)  viene fatto fermentare in botte di castagno e durante la fermentazione viene effettuata la follatura manuale, ovvero l’abbassamento delle vinacce nel mosto tramite un arnese antico.

Dopo la fermentazione viene svinato e lasciato in botte per 8 mesi circa , in seguito viene filtrato e imbottigliato

Quindi perché crudo?

Perché a differenza dei moderni aglianico che  aspettano almeno un paio di anni prima di essere bevuti, questo nel giro di un anno è pronto. L’idea ci piacque ma la lasciammo in sospeso. Nel frattempo io e mia sorella Sara iniziammo un corso di marketing presso l’ente di formazione FOSVITER e durante una lezione di marketing ci è stato affidato il compito di realizzare un piano marketing. E quale occasione migliore per creare un p.m. su questo nuovo vino che avevamo in mente. Insieme ad altri 2 colleghi di corso abbiamo stabilito l’obiettivo cioè quello di promuovere il territorio e valorizzare l’aglianico, infatti abbiamo prima dovuto capire • quali fossero i punti di forza e debolezza, minacce e opportunità del territorio • Capire a quale target di persone rivolgere questo vino • Studiare il prodotto in sé. Il nome la tipologia di bottiglia e di tappo e l’etichetta Il vino si chiama Rudis, dal latino che significa rude crudo, proprio per riprendere le sue caratteristiche. La bottiglia scelta è una borgognotta in vetro leggero e il tappo è composto di materiali sostenibili derivanti dalla canna da zucchero. Oltre a questo bisognava anche studiare come promuovere questo vino. Infatti abbiamo iniziato una campagna di promozione sui social dove ogni settimana svelavamo una lettera del nome del vino e associarla ad una caratteristica . Infatti : • R sta per rude, • U per unico per l’unicità del vitigno e per le persone che ci hanno motivato • D per dono della botte che abbiamo ereditato da nostro nonno • I per inizio sia per una nuova versione dell’aglianico ma come inizio nel reinventarsi • Per finire S sta per lo sforzo richiesto da parte di tutti noi. Tutte queste caratteristiche le abbiamo riprese nell’etichetta perché era nostro desiderio trasmetterle al cliente. Ed è stato grazie al nostro artista che è riuscito a capire le nostre idee ed esprimerle in un disegno di impatto. In questo disegno abbiamo scelto di riprendere la botte reale di nonno, mentre la sua mano che schiaccia l’uva e da cui ne esce il mosto esprime sia la semplicità di questo vino che il forte legame che ha con il territorio. Un altro dettaglio importante che abbiamo incluso è il simbolo della gender equality, uguaglianza di genere, perché come azienda ci impegnando a seguire alcuni punti dell’agenda 2030 ma soprattutto perché questo progetto ci ha resi uniti e pari perché ognuno di noi ha fatto la sua parte per realizzarlo. Quindi in conclusione tutti noi della famiglia vogliamo ringraziare il ns enologo Sergio Romano, tuto il gruppo Fosviter perché ci ha dato l’opportunità di fare questo corso di tecnico di marketing, Giosuè Russo Art che ha dato forma alle nostre idee e lo studio Piesse grafica che ci ha aiutato con la grafica.”

Di Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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