Sab. Mar 2nd, 2024

Non solo pasta, pizza e pomodoro. La Dieta Mediterranea che l’O.p. Alma Seges ha voluto raccontare alla delegazione di ristoratori giapponesi già incontrati in precedenza al Foodex Japan di Tokyo, è una versione inedita rispetto a quella sponsorizzata dal food marketing di massa. Al gruppo di investitori e ristoratori, in visita in Italia per aprire nuove joint venture tra il nostro paese e il sol levante, la dirigenza di Alma Seges ha presentato i prodotti unici e delicati della Piana del Sele, con l’ampia selezione di insalate, verdure e ortaggi che questo territorio esprime, ma anche i fiori eduli, molto amati nella cucina nipponica. Un incontro che ha appassionato e sorpreso i visitatori durante tutto il percorso, dal campo alla tavola.

“Un’esperienza bellissima che ci ha gratificato non solo come coltivatori ma anche come custodi di biodiversità – spiega Michele Cetta responsabile della linea Alma Seges Food – gli ospiti giapponesi ci hanno spiegato che per loro è sorprendente apprendere le buone pratiche agricole che osserviamo soprattutto in considerazione del fatto che il metodo più usato nella loro nazione è la coltivazione idroponica. Un confronto che ci ha arricchito tanto e speriamo apra nuovi orizzonti di intesa”.

Il sopralluogo rientrante nel programma di iniziative della Regione Campania, in accordo con l’Ambasciata Italiana in Giappone, è un’azione a sostegno dei prodotti tipici locali e fa parte del progetto anche uno studio sulle caratteristiche di compatibilità di alcune città nipponiche ed italiane, con l’obiettivo di stimolare maggiormente gli scambi culturali e turistici tra le comunità.

Il tour dei ristoratori giapponesi tra le aziende della Piana del Sele

In questo viaggio alla scoperta della Dieta Mediterranea, i gastronauti hanno esplorato tutti i processi della filiera dell’ortofrutta, dalla coltivazione alla trasformazione rimanendo profondamente colpiti dal rispetto dei parametri di sostenibilità garantiti, tanto da aver compiuto un insolito percorso di assaggio, direttamente dalla terra.

Proprio per celebrare questo impegno verso l’ambiente, l’aperitivo organizzato durante il percorso tra le aziende associate, ha previsto una degustazione di fiori eduli presso l’Azienda Cascone e poi presso l’azienda Valcalcer, dove era in corso la messa a dimora di giovani piantine di angurie, valeriana, peperoni e rucola. Per il pranzo, una tavola ricca di verdure prodotte dai soci di Alma Seges, cucinate con la sapienza delle antiche ricette rurali e creatività: spinaci in padella e tradotti in vellutata con uovo e tartufo; finocchio gratinato alle mandorle; avocado, mozzarella di bufala campana; cipollotto alla cenere in crema di peperone crusco; risotto al limone con aglio novello e ricciola marinata. Per dessert la colomba della linea Alma Seges Food realizzata dallo Chef Gennaro Esposito a base di mele annurche, uva passa e cannella.

Cosa piace ai Giapponesi del made in Italy?

Un vero e proprio colpo di fulmine scoppiato durante il Foodex di Tokyo, quando i ristoratori giapponesi si erano subito resi interessati alla possibilità di creare una collaborazione per rispondere alle esigenze di nuove contaminazioni da parte delle catene di ristoranti nipponici. D’altra parte il mercato degli alimenti «naturali» – healthy, naturali, sostenibili e vegetariani/vegani – è in forte crescita. Ciò spiega anche il potenziale di vendita percepito da eventuali importazioni. Il Giappone dall’Italia acquista già pasta, olio extra vergine di oliva, formaggi e vino. Nei prossimi anni in Giappone la superficie coltivata con metodo biologico – grazie al piano di sviluppo del Ministero dell’agricoltura giapponese “Organic Village” – arriverà al 25% dei terreni coltivati entro il 2050. Un trend positivo dettato dal forte interesse delle famiglie giapponesi ad osservare uno stile di vita sempre più sano e attento alla sicurezza oltre che alla sostenibilità.

Così i giapponesi studiano l’Agri Food italiano

Ammirati dai metodi di coltivazione della Op Alma Seges, non è la prima volta che i giapponesi si incuriosiscono ai modelli di agricoltura italiani. In passato ad esempio non poca curiosità aveva sollevato la formula dell’ospitalità in agriturismo: in Giappone infatti il turismo rivolto alle campagne era ancora poco organizzato e sfruttato mentre in Italia sono molte le strategie che valorizzano il sistema dei prodotti agricoli, di quelli tradizionali locali, creando anche un patrimonio enogastronomico di ricette rilanciato dai migliori chef. E poi c’è tutta la questione della normativa e delle certificazioni di qualità che piace tanto ad una popolazione attenta e scrupolosa come quella del Sol Levante.

Di Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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