Meno carne, meno plastica, meno sprechi, le indicazioni di Slow Food contro crisi climatica ed energetica

Chi nega cambiamenti climatici è un folle, chi non vuol far nulla è criminale, la politica che non affronta questi temi è colpevole. Mi sovveniva, mentre leggevo le mirabili parole di Carlo Petrini in questi tempi difficili, la cronaca di un giorno prima dove destra politica e ignoranti dello stare al mondo deridevano le iniziative forti di alcune città del nord Europa nel vietare la comunicazione massiccia del  consumo di Carne. Chi scrive non è un vegetariano e non lo sarà mai ma non porsi il problema di un  contenimento dell’uso alimentare della carne da allevamento è folle e stupido. Spazio dunque alle parole sempre straordinarie di Carlin Petrini nel percorso verso Terra Madre che oggi, più che mai, lancerà una direzione forte su alcuni temi globali riguardanti il futuro del cibo. E non saranno destinati ad essere  neutri, nemmeno nella politica italiana,  a cominciare dall’appello che lancia ai cittadini. 

«Sono fortemente convinto che la crisi climatica sia a un punto ormai irreversibile e che difficilmente questa corsa potrà essere fermata nel breve periodo, anche perché il sistema politico a livello planetario non è sufficientemente cosciente di questo stato di cose. Stiamo intraprendendo una fase storica nuova, che durerà parecchi anni, quella della transizione ecologica. La consapevolezza che stava crescendo intorno a questi temi è stata bloccata da due eventi che ci hanno distratti tutti: la pandemia e la guerra in Ucraina. Ma non possiamo più non porre attenzione allo sconquasso che sta avvenendo» è questo l’appello di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che ha presentato la prossima edizione di Terra Madre Salone del Gusto in un incontro alla stampa estera a Roma.

 

«Per questo credo che l’unica opportunità che l’umanità ha di mitigare la crisi climatica possa solo venire dal basso, dalla società civile, da tutti noi cittadini che dobbiamo avviare una conversione ecologica, come dice Papa Francesco, a partire dalle nostre scelte quotidiane e il cibo ha un ruolo centrale. Ad esempio impegnandoci a consumare meno carne, a sprecare meno prodotti alimentari, a eliminare l’uso della plastica monouso. Tra qualche giorno a Torino oltre 3 mila delegati da 150 Paesi e decine di migliaia di visitatori saranno a Parco Dora per Terra Madre Salone del Gusto: credo possa essere una grandissima occasione per coinvolgere quante più persone possibile, a partire dai più giovani, in questo cambio di paradigma, in questo percorso verso una rigenerazione che parte dal mondo della produzione alimentare per generare un impatto significativo sull’ambiente, la biodiversità, l’economia, la geopolitica, la giustizia sociale e l’equità di genere. In una parola, impegnarsi a fare politica ogni giorno, con gioia, nella nostra vita quotidiana» ha concluso Petrini presentando Edward Mukiibi, presidente di Slow Food.

 

Edward Mukiibi, 36 anni, agronomo e alumno dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha partecipato a Terra Madre per la prima volta nel 2008, esperienza che gli ha cambiato letteralmente la vita, grazie all’entusiasmo e alla forza collettiva di una rete internazionale unita dagli stessi problemi, dalla stessa visione del mondo e del sistema produttivo e dalla stessa speranza. Mukiibi è stato eletto a capo del movimento della Chiocciola lo scorso luglio, in occasione dell’ultimo congresso internazionale di Slow Food.

 

«Vengo da una famiglia di produttori di piccola scala in Uganda e ho toccato con mano quello che questo sistema alimentare ha determinato nel mio Paese e in diversi territori del sud del mondo. La crisi climatica non è più un mito e ormai le basi scientifiche sono più che confermate, soprattutto è chiaro ormai a tutti che dobbiamo reagire perché ne vediamo le ripercussioni nella nostra vita quotidiana. Lo abbiamo visto in Italia negli ultimi mesi, ma anche nel resto del mondo è ormai evidente. Per questo dobbiamo agire immediatamente, anche perché la crisi climatica sta generando conflitti e ondate migratorie. Come avviene per esempio nell’Uganda orientale, dove nella stagione calda le comunità di pastori lottano per accaparrarsi i pascoli, sempre più scarsi e secchi. La produzione agricola e il cibo sono vittima e causa di questi fenomeni, ma dipende dall’approccio produttivo utilizzato. Attuare sistemi rigenerativi e agroecologici su larga scala attraverso il lavoro dei giovani e delle comunità locali ci può permettere di contrastare le conseguenze della crisi climatica, soprattutto per garantire una vita sostenibile e dignitosa non solo alla generazione attuale, ma anche alle future. Questo è solo un punto di partenza, ma sia chiaro che non possiamo più aspettare perché forse domani potrebbe essere troppo tardi» ha concluso il presidente di Slow Food.

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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