Fiano e non solo a Tenuta Scuotto di Lapio

Adolfo Scuotto invera il sogno di Papà Eduardo con piglio manageriale e cultura d’Impresa in grado di offrire prodotti non solo buoni ma anche sostenibili e reperibili nei mercati nazionali e internazionali con facilità

E’ sempre un piacere andare a Lapio, piccolo grande borgo vitivinicolo d’Irpinia in mezzo alle 2 docg protagoniste della nobiltà del vino campano; Fiano di Avellino e Taurasi. 

Tanto si è operato e tanta strada  hanno fatto le aziende di Lapio nell’ultimo decennio, si tratti di realtà  “autoctone” e storiche oppure di imprese più giovani, frutto di investimenti dettati da passione e sapienza. A questo ultimo gruppo si iscrive Tenuta Scuotto, guidata con piglio manageriale  da Adolfo Scuotto, impegnato ad inverare il sogno vitivinicolo del padre, il noto fotografo napoletano Eduardo Scuotto; fare della  tenuta di Lapio un  modello di enologia e gestione aziendale nel mondo vino, senza cedere alcunchè della tradizione del Fiano e del  rispetto delle vigne.

Adolfo Scuotto e il Pizzaiolo Luca Doro in vigna

 Entriamo nella bella tenuta che costeggia via Campomarino rimanendo colpiti, oltre che dagli ordinati filari a guyot sul terreno argilloso sabbioso del vigneto Campomarino,  anche dall’enorme piazzale a balconata sulle vigne in grado di ospitare tanti winelover desiderosi di una importante meta enoturistica, ed è quello che vuol sviluppare e a breve questa azienda, che sta predisponendo molto per bruciare le tappe non solo nella qualità delle proprie etichette, ma anche nella capacità di accogliere in vigna;  tante novità nei prossimi mesi riguarderanno il vulcanico Adolfo Scuotto che ci guida in una cantina modernamente strutturata, per terminare in una sala degustazione all’avanguardia e iperfunzionale come poche in zona, gradevole anche dal punto di vista estetico, il tutto dopo essere transitato per il caveau personale della famiglia Scuotto, dove ogni bottiglia dell’azienda è conservata in una memoria del buono, soggetta però anche al consumo personale e dell’ospite di riguardo.  

Una produzione vasta e capace di percorrere tutta l’eccellenza d’ Irpinia, per ogni tasca ed occasione, è però sintetizzata da due grandi capolavori dell’enologia,  Il Redo, Aglianico clone  Taurasi 100% ma soprattutto il Fiano Oinì ( vezzeggiativo del padre di Alfredo per lui da piccolo) rivendicato come Campania Igt, un fiano in purezza originato da una fermentazione con lieviti indigeni in botti ovali di 25 hl a temperatura controllata di circa 7°C cui seguono almeno 12 mesi con affinamento  sui lieviti (sur lie), poi ulteriori 6 mesi in bottiglie, senza filtrazioni e chiarifiche come da filosofia produttiva naturale.Magnolia e ginestra, pesca canditure in continua evoluzione da scoprire in anni fortunati in cui registrare la serbevolezza di una complessità da manuale per l’oro giallo in bicchiere. Insomma comprarne almeno 2 e conservarne una per un pò di anni, è una necessità per il buon intenditore.

Adolfo Scuotto con le sue Tonneaux

Non ci stupisce sia uno dei bianchi che detta legge da qualche anno sulle tavole dei grandi ristoranti della Campania e non solo, non ci siamo stupiti nel vedere Adolfo intento a  godere di una verticale di Oinì nella mirabile cantina di  Torre del Saracino di Gennarino Esposito con il bistellato presente e felice, oppure a Tenuta Villa Guerra dallo Chef stellato Domenico Iavarone, non ci meraviglia di vedere la bandiera narrativa  di Oinì abbinata alla grande pizza gourmet dei maggiori interpreti del settore come Luca Doro nel casertano. Non sono pochi i protagonisti della ristorazione che vanno a ricambiare in vigna la visita che Adolfo spesso fa ai loro tavoli.

Una storica ed esperta protagonista della ristorazione della Costiera poco fa mi diceva che in Amalfi e Sorrento Coast  Oinì spopola donando la gioia del Fiano ai migliori piatti di pesce.

Ma la gara è sempre aperta anche in Europa come in Giappone per non privare i propri clienti internazionali dell’annata di Oinì proposta anche in Magnum. 

Sorpresa delle ultime stagioni è  il Rosato Malgrè, una delle migliori espressioni  dell’aglianico rosè del territorio che comincia ad ottenere premi ed attenzioni come le altre etichette. E proprio premi e riconoscimenti in ogni dove per Oinì e non solo a testimonianza delle tappe bruciate dal 2008 anno di inizio della produzione. 

 La presenza costante dal punto di vista commerciale di Adolfo fanno di Oinì e delle produzioni gestite con la consueta perizia dall’enologo Angelo Valentino, vini in cui ci si mette la “faccia” a casa e nel ristorante, per una esperienza enogastronomica appagante e ed a prezzi giusti. Attendiamo ora Adolfo nella vittoria della sfida enologica di novità in elaborazione…… non bisogna svelare…ma molto cova in vigna, oltre che l’adeguamento della cantina per ricevere turisti vogliosi d’Irpinia e di Lapio. 

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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