Ad Alvignano risorge l’ IngannaPastore ed è Spumante Brut

Antico vitigno autoctono ormai perduto e reimpiantato, la trafila burocratica è in atto, ecco il primo Spumante Brut firmato Vincenzo Coppola.

Siamo in periodi di call ed eventi online anche per le associazioni di sommelier e grazie a Fisar Caserta, all’avvio degli appuntamenti  di Wine….online , approfondimenti sull’Italia del vino  ..da casa, abbiamo potuto conoscere finalmente la novità che l’agronomo ruvianese Vincenzo Coppola ha tirato fuori nell’ultima vendemmia nelle campagne di Alvignano

Vincenzo Coppola è certamente un ri-scopritore  di prodotti dell’alto casertano che riesce poi a rendere fruibili per il mercato e per la tavola dell’oggi, come ad esempio fece con il Pomodoro Riccio dell’area caiatina, oggi una presenza decisiva in tante pizzerie di qualità del casertano.  La nuova scoperta enologica di Vincenzo è molto importante per il territorio e per la cultura vitivinicola della Campania; in prospettiva una notizia  che si può avvicinare a quella della rimessa in produzione del Pallagrello che rivoluzionò lo scenario del vino casertano negli anni ’90. Ecco cosa ha “combinato”: 

 Abbiamo degustato, tra i primissimi, L’ingannaPastore Spumante Brut. Al momento è un vino da tavola spumante e IngannaPastore è posto correttamente in etichetta come nome del vino, infatti il vitigno non è ancora ufficialmente riconosciuto ma ha già superato l’esame del CNR di Bari, dove, il suo DNA estratto è risultato non presente in Banca Dati. Siamo in presenza,  ampelograficamente, di un genotipo non censito e che diviene un tassello ulteriore della immensa ed unica biodiversità vitivinicola campana. Il “fatto” è accaduto nei 3h vitati dell’azienda  La Sagliutella che ha una linea vini chiamata PrimoSantagata, e così è indicata nell’etichetta. Valle del Medio Volturno, ottima esposizione incastonata tra Matese e anteprima di Sannio telesino, l’azienda sta riscoprendo i fasti vitivinicoli dell’antica Cubulteria e per farlo ha scelto Vincenzo Coppola che dell’ingannaPastore aveva la reminiscenza della tradizione orale degli anziani della zona raccolta nell’adolescenza. 

L’azienda ha avuto il coraggio,  facendo una scommessa tre anni fa, di ripiantare fino ad un ettaro  del vitigno storico di cui si sta adoperando per il riconoscimento. La spumantizzazione, per Vincenzo,  formatosi sul tema nel Veneto del Prosecco, è stata la naturale conseguenza per un vitigno a bacca bianca, giovane e con un’ uva che assaggiandola rivela un’acidità spiccatissima. Particolarità importante: la vendemmia è tardiva e non per scelta, bisogna attendere ottobre per poterla vinificare, mentre Il verde intenso  del Grappolo è conservato anche a maturazione. 

Grappolo IngannaPastore

Spumantizzazione  con metodo Martinotti-Charmat presso autoclavi di una realtà irpina sotto la direzione di Coppola e così  oggi questa  varietà in via di estinzione tra Alvignano e la propaggine di confine nord  di Caiazzo può iniziare il suo viaggio nel contemporaneo,  risorgendo dall’oblio, dando il suo contributo per evidenziare con grande forza il protagonismo vitivinicolo di questo piccolissimo fazzoletto di terra. 

Nessun gioco azzardato con i lieviti, ma una tecnica che accompagna la naturalità, come nella solita filosofia di Coppola, ci dona nel bicchiere una tonalità di giallo lontana dal “bianco carta” modaiolo di alcune bollicine, una intensità verace vicina all’ottimo e soprattutto un’ eccellente persistenza del fine perlage; nell’olfazione,  a bottiglia appena tolta dagli 8° consigliati, possiamo cogliere una mancanza  dell’intensità degli aromi che ci saremmo aspettata,  ma con qualche grado in più ecco affiorare il sentore agrumato , che esplode,  da subito, invece, in bocca con ottima persistenza;  dal mandarino ad ombre di lime, uno spettro di sentori agrumati piacevolissimo si diffonde al palato con un volume alcolico di 12%. 

Si tratta ovviamente di un’ etichetta prima nata di una vigna di 3 anni, ma questo ingannaPastore ha anni di grande futuro già in elaborazione da parte di Coppola e dell’azienda Primo Santagata: un passaggio al Metodo Classico, un’esaltazione di quando la vigna conterà qualche anno in più. Bassissima l’anidride solforosa, il che ne fa un’ infinito  spumante brut da tutto pasto, ovviamente indicato per gli aperitivi di territorio, ma come non utilizzarlo con la grande produzione casearia proprio di Alvignano, a partire dalla Mozzarella di Bufala Campana dop?; personalmente è stato abbinato a gorgonzola dop e fave e ha concorso al suo dovere “sgrassante” ma ancora di più come esaltatore di sapori vellutati. Anche nella solitudine pandemica  ci si potrebbe finire una bottiglia e non avere alcun problema da abuso di bollicina… per la cronaca un’analisi sensoriale da scheda Fisar Vini Spumanti è terminata in punteggio dal buono tendente all’ottimo.

Ci rimane un dubbio; sarà ingannaPastore, nel senso di ingannare il pastore di un tempo riguardo la sua resa? Oppure “ngannapastore” nel senso che ‘ngann come nella gola, ovvero il pastore che tracannava…  ? In ogni caso complimenti all’azienda e al dott.Coppola, poichè per scoprire, investire sul passato, significa lavorare il doppio e senza avere le certezze dei prodotti collaudati. E’ possibile provarlo acquistandolo  al buon prezzo di  € 12,50 sullo store  https://www.primosantagata.it/it/ , nell’attesa di fare un giro nelle campagne alvignanesi. 

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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