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A Fruit Logistica il progetto rucola a residuo zero di Alma Seges

Inviato il 07 Febbraio 2020 di Carlo Scatozza

Il residuo zero quale innovazione di processo e nuova opportunità per le imprese del settore orticolo. È stato il tema del convegno “Residuo zero – Rucola a residuo zero e ridotto contenuto in nitrati”, tenutosi giovedì 6 febbraio nell’ambito della fiera internazionale dell’ortofrutta di Berlino Fruit Logistica e a cura dell’organizzazione di produttori Alma Seges. Quest’ultima è stata la prima OP ad avviare un progetto di ricerca e sperimentazione sulla rucola, coltura regina della Piana del Sele e della IV gamma.

Al convegno, che ha visto la partecipazione di tanti operatori del settore molto attenzionati sul tema, vera frontiera della cosiddetta “Orticoltura 4.0”, le relazioni tecnico-scientifiche sono state presentate dai professori Stefania De Pascale e Albino Maggio del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, dal dottor Marco Valerio Del Grosso, consulente agronomo, e da Paolo Arrigoni, Ceo di Arrigoni Spa, società leader europea delle reti per l’agricoltura e partner del progetto.

I relatori hanno incentrato i loro interventi sul contesto attuale in cui va inserirsi oggi il residuo zero in orticoltura, soffermandosi in particolare sugli obiettivi del progetto di ricerca sulla rucola, partito solo da qualche mese, e sulla complessità che deriva dall’applicazione del residuo zero su tale coltura. Il presidente di Alma Seges, Aristide Valente, ha rimarcato con orgoglio la scelta dell’organizzazione di produttori di sostenere il progetto nell’ambito dei Programmi operativi. Opzione che, come ha confermato il dottor Roberto Cherubini, dirigente del Ministero delle Politiche agricole e forestali, vede ancora una bassa adesione da parte delle OP, soprattutto al Sud.

Nel dibattito che ne è seguito, gli intervenuti hanno ribadito l’importanza dell’adozione dell’innovazione, come il residuo zero, da parte delle imprese, nell’obiettivo di produrre prodotti di qualità e senza residui chimici. Le conclusioni sono state affidate a Luca Brondelli di Brondello, della Giunta nazionale di Confagricoltura, e a Ettore Prandini, presidente nazionale della Coldiretti. Ha moderato i lavori Italo Santangelo, pubblicista agronomo.

Nel settore agricolo, che tende sempre più verso la riduzione dei prodotti chimici di sintesi, da qualche anno il residuo zero rappresenta l’ultima frontiera della “sostenibilità” dei processi produttivi. Ricordiamo che l’espressione “residuo zero” viene utilizzata in ortofrutticoltura per qualificare un prodotto che, al momento dell’immissione al consumo, non presenta alcun residuo dei prodotti chimici ammessi per legge o comunque con presenza al di sotto dei limiti di determinazione analitica (0,01 ppm).

Il residuo zero non necessita che la coltura sia stata effettuata senza prodotti di sintesi e non è un metodo biologico. Per essere certificato a residuo zero, l’importante è che il prodotto non conservi tracce di tali sostanze. In ortofrutticoltura sono stati avviati e sperimentati diversi protocolli su diverse specie con risultati in alcuni casi anche consolidati, ma non tutti i problemi tecnici sono stati risolti. Per questo è importante fare ricerca e confrontarsi su questa nuova importante sfida per il settore. 

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1 Commenti Per Questo Post

  1. Giuseppe Dice:

    Cosa fare Con i fosfiti che ancora resuduano nonostante se ne è dismesso l’uso da anni su produzioni arboree . Perchè non alzare il limite consentito ad almeno1 mg/kg per un periodo di anni utili a scaricare la pianta, in europa e già consentito un limite superiore a quello attuale che da noi .Sempre più intelligenti a fare i bravi contro. Aggiungo che fino al 2014 pare che fossero consentiti nelle colture biologiche

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