Sab. Mar 2nd, 2024

Si è fatto un gran parlare della visita di Salvini allo stabilimento Pasta Rummo di Benevento, con una coda che ha provocato addirittura un’onda di indignazione sul web in cui in molti hanno lanciato un’ ipotesi di boicottaggio dei prodotti dell’azienda sannita; in realtà,  a me va di fare un paio di considerazioni,  dopo che sono passati dei giorni dal fatto, tenendo presente che sono un profondo detrattore di Salvini, come uomo e come politico, essendone antitetico per valori e idee. Al tempo stesso avverto che non credo che le aziende, solo perchè danno lavoro  ( ma lo ricevono pure) e fanno cose belle o buone debbano aver per forza sempre ragione….

1 ) La famiglia Rummo a mio avviso si è comportata normalmente aprendo lo stabilimento ad un ministro della Repubblica, chiunque esso sia. Questi imprenditori, a capo di un  gruppo strutturato in molte parti del mondo,  avranno ospitato ministri e politici di ogni grandezza, di ogni parte. Il problema non sono gli imprenditori che ospitano e  sono animati anche dal  non perdere l’occasione di mostrare ai decisori politici protempore di ogni livello come è gestita  e come viene esplicata anche quella funzione sociale dell’impresa che, a Salvini non piacerà, ma informa anche la nostra Costituzione all’articolo 42.  ( il comma interessato è questo : La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti ).

2) Dove è il problema, quindi ? E’ nell’altro termine della questione, ovvero nei personaggi politici di questi anni  che vogliono andare nelle imprese a farsi vedere senza capirne nulla o poco : innanzitutto perchè ci vanno? Per conoscere meglio un settore, verificare lavoro imprenditoriale e dei dipendenti come è organizzato, quali sono i problemi e le potenzialità, il ruolo sul territorio? Cosa la politica, soprattutto se si hanno responsabilità di governo, può fare per quel settore con realismo e pragmatismo ?

Nooo…Salvini da anni gira il mondo dell’agroalimentare per farsi una propaganda becera e densa di luoghi comuni e balle spaziali, indirizzata non certo agli interlocutori che si trova davanti, ma a quella parte di consumatori e ad una piccola parte di operatori delle sfere “meno nobili” e concorrenziali della filiera che magari vivono un problema. Una  eterna ricerca del post e del video ad effetto che possa nutrire la bestia, grande o piccina, della gestione social per un engagement che deve sollecitare per bene la pancia dell’elettore da trascinare al voto in elezioni in cui troppo spesso,  chi non la pensa come loro,  non va al voto e quindi diventa oro quella minoranza di incolti arrabbiati da sollecitare con mille paure, che siano del vaccino, di una sperimentazione alimentare innovativa, di una nuova mobilità sostenibile, di un migrante che ha preso il posto da tempo del meridionale, solo perchè questo è stato beatamente annullato con il placet di molti, e a  cui l’Autonomia alle regioni del nord votata in questi giorni ha solo dato il colpo di grazia finale.

Quindi che fare? Che consigli dare all’imprenditore che, condivida o meno il messaggio politico dell’ospite, non ritenga  debba essere usato il suo brand per la propaganda che, come è ovvio, può generare una qualche affezione e fidelizzazione ma anche tante, troppe prese di distanza, disaffezioni, strappi e…addirittura minacce di boicottaggi? Innanzitutto Rummo ha reagito molto bene; non ha assolutamente passato sui suoi social la visita del padano illustre, come credo di tutti i suoi ospiti precedenti, a meno che non abbiano intavolato discussioni di settore,  questo è un modello molto giusto, e consente di contestualizzare la comunicazione aziendale e non distogliere mai dal target. Dopo il clamore e dopo la piazzata vergognosa di Salvini e ultrà leghisti  ha fatto una intervista commentando lo stile aziendale avuto. Aggiungo che l’imprenditore agroalimentare medio vive oggi nel terrore di ricevere una visita di politici. Come comportarsi quindi ? Se i politici  vogliono discutere di tematiche serie si vada nei forum, nelle associazioni, e si stia al punto  ma se poi  si fanno visite si chieda di confrontarsi con umiltà e si proponga di  mettere in relazione gli uffici comunicazione del suo staff  con quelli  dell’azienda per concertare contenuti e modi di come ( e se ) uscire pubblicamente e su quali canali. E’ pur sempre uno che viene in stabilimenti  d’altri, non in un negozio dove entrano consumatori liberamente !

In definitiva il problema non sono le imprese che ospitano ( poi qualcuno può avere leggerezze o tifoserie, certo)  ma certi settori della politica, e se boicottaggio bisogna organizzare, questo va fatto contro di loro, magari andando a votare chi vi si oppone davvero nei giorni in cui lo si deve fare. Da dire anche che il problema non sono le etichette di Rummo che correttamente dice la regolare e normalissima  verità sul grano utilizzato ( Ue e Non Ue) ma le palle spaziali di certa politica che non dice che solo col grano italiano metteremmo a tavola forse solo il 30 % dei piatti pasta totali, con un costo folle per ogni consumatore! Questo sovranismo accattone e ignorante è la peste per il made in Italy di qualità.

Altro capitolo è l’impresa che decidesse di mettere il proprio brand nella strategia di ammiccamento più o meno esplicita di una parte politica, sposandone il messaggio o ospitando visite, un esempio può essere gli spot recenti di un’azienda della grande distribuzione o  qualche associazione agricola che ha smesso di pensare ad interessi generali di categoria per virare  sulla difesa solo di  una parte settoriale di essa  o di portare il proprio leader in parlamento in questa o quella forza politica. Ma questa è tutta un’altra storia, ovviamente da seguire e raccontare in questi mesi.

Io continuerò a comprare Pasta Rummo.

Di Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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