Ven. Mar 1st, 2024

La splendida location di Masseria Giòsole della famiglia Pasca di Magliano  a Capua ha coerentemente ospitato il seminario “Le agrobiodiversità del progetto Abc nel territorio di Capua: melone rognoso, carciofo capuanella e capuanella nera e l’importanza della loro rimessa in coltivazione”. Una progettualità sotto il segno del Crea finanziato dal Psr  Campania 2014-2020  sulle risorse genetiche e vegetali. Un percorso che rappresenta una tappa fondamentale nel quadro della riscoperta delle coltivazioni storiche dell’areale capuano, con il coinvolgimento di agricoltori custodi, spesso di nuova generazione, avviato qualche anno fa grazie all’impulso della consigliera comunale di Capua e animatrice dell’associazione Flumen Felix Loredana Affinito, portatrice di passione e concretezza non usuale  nelle amministrazioni comunali su questi temi. Ad illustrare i contenuti,  in una giornata culminata nella distribuzione di semi del melone rognoso agli agricoltori della piana capuana, il coordinatore del progetto AbC Massimo Zaccardelli, Nikita Trotta del DC Crea, intervenuta  sulla caratterizzazione del melone rognoso, Rosa Pepe del Crea di Pontecagnano e referente per la comunicazione del progetto Abc. In rappresentanza degli imprenditori agricoli locali è intervenuto  Gaetano Bellofatto. La riscoperta, la caratterizzazione, la rimessa a dimora dei ritrovati semi del melone rognoso, esattamente quello che punteggia sornione il presepe cucinelliano della tradizione settecentesca napoletana, si potrà ritrovare nella sua originale versione sulle tavole,  grazie a ricerca e passione del territorio anche di professionisti del posto,  come Luigi Iorio,  e al supporto decisivo dell’assessorato all’agricoltura della Regione Campania. Un melone dalla elevata shelflife, da consumare non solo nel tradizionale natale ma capace di accompagnare la tavola per un bel po’ di mesi a venire. Una notevole opportunità di valorizzazione anche della tipicità delle preparazioni per chef, pasticcieri, gelatieri della Campania che sapranno bene utilizzare la massa dolce e succosa apprezzata durante la degustazione. I semi valgono tanto nei tempi moderni, ancora di più se essi riportano a galla un’ agricoltura storica che il mercato aveva soppiantato troppo in fretta, un melone che, insieme ad altre produzioni, è di nuovo pronto  a riempire le pagine del nuovo ed antico storytelling della piana capuana, con al centro la città sul fiume Volturno, il protagonista vero della feracità millenaria della Campania Felix ( a proposito,  bellissimo il parco fluviale della Masseria Giosole). La caratterizzazione del melone rognoso, diverso dal melone di varietà tendral che siamo abituati a trovare in commercio e solo somigliante ad esso, ha attraversato i tre cicli colturali costituenti le prove sperimentali che hanno anche rilevato la sostanziale differenza tra queste varietà. Il melone rognoso raggiunge un peso anche fino ai 7-8 kg con forme molto diverse, con una polpa dal bianco all’arancio rossastro. Una progettualità che fa anche comprendere  come  la  ricerca comporti  tempi lunghi, se pensiamo che gli studi  per “ritrovare” il melone scomparso dalle campagne capuane  iniziarono col prof. Augusto  Parente  dell’università Vanvitelli nel 2004, anche questo importante passato è stato ricordato dalle parole di Rosa Pepe nel presentare la distribuzione dei semi agli agricoltori, la vera azione capace di riportare sulle tavole il prezioso frutto. In altro report descriveremo largamente le azioni che riguardano, invece, il Carciofo capuanella e i risvolti molto interessanti per ristoratori e trasformatori della piana campana che la sua disponibilità aprirà nelle cucine. 

Di Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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