Nel Vigneto Italia la Campania tra le poche regioni con il segno più

Tutti alle prese con i cambiamenti climatici sempre più problematici

 Poca ma buona, a tratti ottima, in un contesto di mercato in forte ripresa. Scende a 44,5 milioni di ettolitri la produzione nazionale di vino 2021, un dato in calo del 9% rispetto ai 49 milioni di ettolitri del 2020 (dato Agea) che, nonostante la contrazione determinata dalle anomalie di un meteo sempre più protagonista, non scalfisce il primato produttivo tricolore in un’annata che vede la Spagna ferma attorno ai 40 milioni di ettolitri e la Francia penalizzata da un andamento climatico particolarmente avverso. Secondo le previsioni vendemmiali di Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini, presentate oggi nel corso di una conferenza stampa online, il vigneto Italia resiste e si presenta in buone condizioni non solo all’appuntamento con la vendemmia, ma anche sul fronte cruciale della ripartenza, con segnali incoraggianti sia dalla domanda estera (2,7 miliardi di euro e +11% il risultato dell’export nei primi 5 mesi dell’anno) che sul mercato interno, trainato dalla riapertura dell’Horeca e dalla ripresa del turismo. Dopo una campagna 2020/21 con i prezzi in flessione del 3% (indice Ismea rispetto alla campagna precedente), la prospettiva di una minor produzione per la vendemmia in corso, assieme alla ritrovata dinamicità della domanda, genera ottimismo anche sull’andamento futuro dei listini.

Andamento climatico e vegetativo

I mutamenti climatici, assieme ad un andamento meteorologico molto incerto dopo un inverno piovoso e con temperature nella norma, sono stati protagonisti anche nel Belpaese, dove le gelate primaverili, le grandinate di luglio, la siccità e le ondate di caldo estivo hanno colpito molto areali, con importanti differenze qualitative e quantitative anche in territori limitrofi. Complessivamente, la situazione del vigneto italiano appare comunque buona, mentre si attende con attenzione l’evoluzione nei mesi di settembre e ottobre. Dalle prime analisi, si evidenziano delle gradazioni medio alte, con qualche criticità sul rapporto zuccheri/acidità su cui peserà il sempre ottimo lavoro degli enologi e delle imprese in cantina. 

Guardando al calendario, la fase di fioritura è iniziata nella norma rispetto alla media 2001-2020 al Sud, mentre si evidenziano ritardi di 4-6 giorni al centro e di 6-10 giorni al Nord. Ad oggi, è stato raccolto circa il 25% dell’uva, con la Sicilia al taglio del nastro già a fine luglio. Tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre si sono svolte le operazioni di vendemmia per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon) nella maggior parte delle regioni italiane, mentre si stima che su tutto il territorio il pieno della raccolta sarà quest’anno posticipato all’ultima decade di settembre, per concludersi verso la fine di ottobre se non agli inizi di novembre. 

Geografia del Vigneto Italia 2021

Nella classifica per regioni, il Veneto si conferma capofila con quasi 11 milioni di ettolitri, seguito da Puglia (8,5), Emilia Romagna (6,7) e Sicilia (3,9), per una produzione complessiva delle quattro regioni di circa 26 milioni di ettolitri, pari al 60% di tutto il vino italiano. Osservando i trend, spicca la contrazione della Toscana, vessata dalle gelate di aprile che hanno determinato una perdita del 25% del raccolto regionale, senza risparmiare il resto del Centro Italia (Umbria -18%, Marche -13% e Lazio -10%). Al Nord è la Lombardia a registrare il decremento più importante (-20%), mentre sul versante Est si segnala il -15% dell’Emilia Romagna, con il resto delle regioni che oscillano tra il -10% e -7%. E se l’Abruzzo segna il primato in negativo al Sud (-18%) seguito da Molise (-15%), Sardegna (-15%) e Basilicata (-10%), si distinguono con incrementi produttivi Sicilia, Calabria e Campania, mentre la Puglia contiene le perdite a -5%. 

L’andamento in Campania che passa da 715.000 ettolitri a 751.000, più 5%

L’annata 2021 è cominciata con temperature invernali piuttosto miti che si sono protratte con quasi un grado

al di sopra delle medie fino a fine febbraio e inizio marzo, con abbondanti piogge. È avvenuta quindi una

buona ripresa vegetativa, ma la prima parte di aprile ha fatto registrare un abbassamento importante delle

temperature, con nevicate ad alta quota e qualche gelata più in basso, che hanno portato un ritardo di circa

una settimana sulla crescita dei germogli.

Il sussistere di temperature appena più alte della media per tutto maggio, giugno e la prima metà di luglio, e

l’assenza prolungata di piogge, ha frenato la pressione fitopatica e consentito una buona fioritura e

allegagione. Inoltre, il rapido passaggio alla fase di pre-chiusura del grappolo, che presentava molti residui

fiorali, ha determinato lo sviluppo di grappoli tendenzialmente più spargoli.

Alla metà di luglio sono arrivate delle piogge che hanno consentito di beneficiare anche di un abbassamento

delle temperature, confermando al momento un ritardo di 7-10 giorni sulle fasi fenologiche della vite. In linea

generale le condizioni climatiche hanno consentito una gestione dei vigneti senza particolari problemi, con

una pressione dell’oidio piuttosto elevata in alcuni momenti. Il persistere di condizioni climatiche segnate da

temperature elevate e assenza di precipitazioni nella prima metà di agosto, ha confermato l’anticipo delle

fasi fenologiche e il livello di guardia alto per l’oidio, facendo registrare una precoce invaiatura in tutte le

zone e su tutte le varietà di uva. In linea di massima, al momento, si prevede una qualità delle uve molto

buona.

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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