Come va in ristoranti e pizzerie? Calo vistoso ma segnali di speranza

La quasi totalità di bar e ristoranti ha riaperto o sta per farlo. Migliora leggermente la percentuale di chi valuta positivamente l’andamento della fase 2 passando dal 9,9% della prima settimana al 17,2% attuale, ma ancora più della metà (circa il 54%) da un giudizio molto negativo. Circa il 65% delle aziende ha fatto ricorso al DL liquidità ma solo poco più della metà ha già ottenuto il prestito richiesto

Ci siamo guardati attorno, abbiamo domandato in giro, tutti i ristoratori e pizzaioli interpellati in questi giorni hanno lamentato drastici riduzioni degli incassi rispetto al precovid, sia in locali con solo spazi interni che in quelli con ampi spazi outdoor, una sala, una prenotazione al tavolo che ancora stenta a decollare e asporto o delivery non colmano qualitativamente e quantitavamente gli incassi mancanti ; in Campania non ci sono più le grandi file fuori le pizzerie gourmet, che pure sono esercizi che vivaddio “galleggiano”, mentre lo stop dei cittadini a cerimonie e festicciole ha messo KO anche quella ristorazione che non vive di turismo, ovviamente la più penalizzata, manca la folla del weekend che riempiva più volte i locali e parliamoci chiaro: o riparte la folla del turismo soprattutto estero o non riparte l’occupazione e il reddito della ristorazione, di ogni livello e latitudine. Le persone sono ancora timorose ad uscire per diletto, e ciò ci dimostra anche di quanto fossero fuoristrada anche quei giornali di settore che hanno fomentato chi si opponeva ad ogni linee guida e spinto per bruciare le tappe della riapertura in ogni regione, non facendo i conti con la cosa più importante: la cautela della gran parte delle persone, anche vocate all’asporto e alla delivery della quarantena. Le persone gestiscono da se la loro sicurezza, ben oltre i dettati governativi: ad esempio, in Svezia dove era tutto aperto anche in piena pandemia, affari grami per il fuoricasa comunque, la gente rimaneva a casa in percentuale molto più forte rispetto a prima.

Si esce per dovere, con una mascherina, non per far festa, è così per molti, nonostante ristoratori e pizzaioli siano bravissimi a rendere i propri locali attrezzati e a seguire tutte le norme, e bisogna fare davvero un plauso a imprenditori e lavoratori del settore. Ma non è tutto nero il quadro, giorno dopo giorno, in una situazione pandemica nettamente migliore, torna a sempre più persone la voglia di fuoricasa, sarà ancora maggiore con l’abolizione dell’uso della mascherina nei luoghi aperti che si profila nei prossimi giorni, ma, ripetiamo, tutto dipenderà dal ritorno del turismo e dalla capacità degli italiani di riprendersi una parte della capacità di spesa persa in questi mesi, nella capacità delle istituzioni di far ridurre le incertezze. L’analisi di Fipe Confcommercio ci conferma questa tendenza nazionale ma decisamente continentale, e questi numeri che abbiamo percepito:

Ancora grandi difficoltà per i pubblici esercizi dopo 3 settimane dalla riapertura con cali del fatturato che si attestano in media intorno al 53%. Dunque, incassi più che dimezzati rispetto al periodo pre-Covid. La situazione resta critica anche per l’occupazione: solo nel 30% delle aziende è tornata al livello pre-covid, mentre nel 31,5% il personale impiegato è ancora inferiore del 50% o più. Ecco quanto emerge dall’indagine condotta dal Centro Studi di Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, per analizzare l’andamento di bar e ristoranti in questo primo periodo della fase 2.

Dunque, poche luci e tante ombre a tre settimane dalla riapertura. Il 94,9% dei bar e l’89,4% dei ristoranti risultano in attività mentre rispettivamente il 3,1% e il 7,3% sono in procinto di farlo. Il 2% dei bar e il 3,3% dei ristoranti dichiarano di restare ancora chiusi anche nel prossimo futuro. Pur in presenza di un miglioramento del sentiment degli imprenditori sull’andamento dell’attività (9,9% della 1 settimana vs. il 17,2% della terza), più della metà degli intervistati (circa 54%) dà ancora un giudizio fortemente negativo e meno della metà degli intervistati (46,1%) si dichiara soddisfatto di aver riaperto. Forte incertezza anche sul futuro: il 66,5% ritiene che non riuscirà a tornare ai volumi di attività pre-Covid. Come detto, il calo medio del fatturato registrato in questo periodo è stato del 53,5%, nel dettaglio parliamo del 54,8% per i ristoranti e del 49,9% per i bar.

Per il 53,5% delle aziende intervistate a mancare sono soprattutto i turisti, in particolare stranieri, ma il restante 46,5% lamenta anche la mancanza di clientela residente.

Il focus dell’indagine si è poi spostato sugli aiuti messi in campo dalle Istituzioni, con particolare riferimento ai prestiti garantiti previsti dal DL liquidità. Il 65,1% delle aziende ha fatto ricorso a questa misura, il 51,7% per un importo fino a 25.000 euro, il 13,4% per un importo oltre i 25.000 euro. Tuttavia solo il 56,8% ha già ottenuto il prestito richiesto. 

Il bilancio a tre settimane dalla riapertura conferma tutte le nostre preoccupazioni sulla capacità di tenuta delle imprese dinanzi ad una ripartenza difficile e per molti aspetti attesa. – dichiara Aldo Cursano, Vicepresidente Vicario di Fipe Con un calo del fatturato di oltre il 50% nessuna impresa riuscirà ad andare avanti a lungo senza misure di sostegno sul versante dei costi e senza una robusta capacità finanziaria. Per questo stiamo continuando a chiedere interventi sul costo del lavoro, su canoni di locazione e Imu e sulle scadenze fiscali in attesa che la domanda torni ad un livello che permetta alle imprese di reggersi sulle proprie gambe. Ma sapendo che di turisti stranieri – prosegue Cursano – ne vedremo pochi per un periodo ancora lungo dovremo necessariamente puntare sulla domanda interna con una comunicazione rassicurante e con iniziative di promozione stimolanti”.

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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