Gio. Mag 30th, 2024

uovoasuscielloUna serata che ha voluto omaggiare il territorio di Terra di Lavoro, ed in modo particolare, quello straordinario scrigno di ricchezze enogastronomiche che è l’alto casertano: questa in sintesi la cena di mercoledì 28 Gennaio presso il Bistrorante Morsi e Rimorsi, in Via G.M. Bosco a Caserta, che ha avuto come protagonisti gli Chef resident Giuseppe Daddio e Antonio Tedesco, con la partecipazione straordinaria di un grande interprete della cucina contadina, ovvero lo chef Berardino Lombardo , titolare de “ Il Contadino “ a Caianello. Morsi E Rimorsi davvero porta, come dice il claim, I Terroni in Cucina e lo fa costruendo un’accoglienza non banale, a cominciare dall’arredamento elegante e funzionale, un salotto buono di casa,  pronto ad aprire le sue cucine, predisposte alla vista degli ospiti con una bella vetrata. Morsi e Rimorsi è nato da tre mesi, grazie alla passione ed al saper fare dei fratelli Capece, napoletani trapiantati da decenni a Caserta, imprenditori e professionisti alla prima sfida con il mondo della ristorazione, ma con una lunga esperienza gourmet in giro per l’Italia, con la scelta sapiente di affidarsi ad uno chef esperto e di gran carriera come Giuseppe Daddio. Non solo chef, ma anche partner di prima qualità, nella scelta dei prodotti, nella volontà di conoscere e far conoscere ai propri ospiti chi produce e in che modo. Peppe Daddio ci spiega il concept del locale,” non un solito ristorante ma un Bistrorante, nel senso di concentrato di qualità, data dall’abilità nelle preparazioni e negli acquisti dei prodotti di eccellenza, e di capacità aziendale, derivata dalla sagacia imprenditoriale dei fratelli Capece. “ Un locale costruito senza scopiazzamenti, nè omologazioni- spiega Daddio-con tanta identità da trasmettere agli ospiti.” Morsi e Rimorsi, a breve anche pizzeria a Caserta, tra qualche mese sarà presente anche a Milano. La star della serata, senza ombra di dubbio, è stata Berardino Lombardo, che ha proposto tre dei suoi piatti-racconto dell’alto casertano, un territorio che lui narra antropologicamente, con la sua presenza e la sua cucina trasmettendo la semplicità dei propri avi.Piatto della nonna per antonomasia è l’Uovo a susciello, pietanza di chi rientrava in casa dal lavoro in campagna e con quello che aveva a portata di mano si nutriva: uovo, un tocco di “sausiccia” la salsiccia del daddiolombardovairanese, custodita nella ‘nzogna (sugna), formaggio, un soffritto di cipolla con il rimescolamento del tutto durante la cottura per far sì che l’uovo si rapprenda ma che allo stesso tempo si sbricioli e si mescoli con tutto il resto con la presenza di pomodorini del piennolo. il pane ad accompagnare il tutto. La vita contadina, in una contaminazione con la più vera tradizione napoletana è stata rappresentata dagli Ziti spezzati a mano con genovese, pecorino del Matese e cicoria. Non poteva mancare il tributo al maiale nero casertano, al forno a legna, con una deliziosa insalata di verza, funghi e zucca in agrodolce. Prima del termine, l’ingresso prepotente e delicato allo stesso tempo dei formaggi lavorati dalle mani sapienti del maestro Peppe Iaconelli da San Pietro Infine: in degustazione un formaggio 100% di latte di Bufala, con muffa cospicua all’esterno e delicata cremosità verso il centro, una bianchissima e graditissima sorpresa, seguita da un formaggio vaccino di circa tre mesi, ma con una elaborata e ripetuta salatura in grado di regalare le soddisfazioni tipiche di stagionature più avanzate. I vini hanno cantato in coro con i piatti serviti, grazie alla azienda vitivinicola “ I cacciagalli” alle falde del vulcano spento di Roccamonfina, 6 ettari vitati su 35 dai coniugi Basco, per produrre una ottima varietà di vini biodinamici, interpretando la naturalità come vero racconto del territorio da non modificare con l’omologazione dei lieviti. In abbinamento alle portate Falanghina Aorivola, in onore della frazione di Caianello in cui si trova l’azienda, Pallagrello nero in purezza del 2011 con 12 mesi di botte, Piedirosso in anfora di terracotta, per un molto suggestivo  ritorno alle origini ancestrali dell’enologia in ager campanus.

Di Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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