Visita alla Palude della Campania, l’Oasi dei Variconi alla Foce del Volturno

Mi è sempre piaciuto scrivere di  mete e attività purtroppo poco frequentate dai campani e dai turisti che vengono da fuori, come ad esempio la  visita agli allevamenti bufalini o il museo di Pulcinella ad Acerra, ed è arrivato ora il turno di un luogo che mancava anche a me, ovvero la Riserva naturale dei Variconi a Castel Volturno. L’esempio più vero della Palude che si estendeva un tempo in tante zone del Tirreno e contro le quali l’uomo ha combattuto per le loro bonifiche sin dai tempi dei romani, ma qui l’insieme del mare e l’azione della foce del Volturno unitamente alla depressione del terreno ci hanno consegnato un luogo intatto benché delimitato da uno degli ingegneristici Regi Lagni.

La città domizia sta tentando di portare al termine alcune opportunità avviate negli anni passati come una nuova fruizione del lungo fiume alla sua riva sinistra con una bella  piazza e camminamenti  oppure la ristrutturazione del castello sul mare;  proprio dalla piazza che vede anche il palazzo comunale ci incamminiamo lungo  la riva sinistra della foce del Volturno per arrivare,  dopo meno di un chilometro,  al cancello di ingresso,  gratuito e presidiato spesso dagli uomini della protezione civile. Il cammino, interdetto ovviamente ad auto e mezzi motorizzati, è una bella passeggiata in pianura che apre la vista ad uno scenario unico. L’oasi è una Zona Umida di importanza internazionale e a Protezione Speciale per la UE,  annoverata  tra quelle rare   zone che sono ubicate  lungo le rotte migratorie dell’avifauna, dove si opera per mantenimento e tutela  alla sistemazione di idonei habitat per la conservazione e la gestione delle popolazioni di uccelli selvatici migratori. La primavera e soprattutto la fine estate verso  l’autunno sono le stagioni in cui uccelli ( tra cui gli aironi ) protagonisti di trasvolate migratorie prevalentemente dal continente africano  vengono qui a riposare, un “autogrill “ per uccelli che da secoli fa di questa area un paradiso naturalistico che ha potuto salvarsi dalla devastazione circostante dei decenni passati perché è piena di stagni permanenti e temporanei contro i quali nessuna bonifica ha potuto nulla, e per fortuna. Ci sovviene di come gli uccelli dall’Africa e per l’Africa qui sostano per una pausa e come questa terra sia diventata negli ultimi decenni rifugio e pausa da conflitti e fami per tanti uomini e donne di quel continente.

Colpiscono ai lati del gradevole vialetto sterrato che ci conduce verso la spiaggia, i paffuti cespugli di giunchi; insieme alla canapa tra i materiali più utilizzati nell’artigianato di necessità dei secoli andati, da queste parti talmente necessari all’ economia locale e domestica da far scoppiare uno dei primi scioperi delle donne della storia,  nel 1822,   con oltre 150 donne in rivolta poiché gli uomini del Generale austro-irlandese  Nugent, al soldo dei Borbone,  mentre erano di stanza in loco razziavano senza ritegno i giunchi di palude  impoverendo così gli abitanti.

Notevole l’habitat palustre con le tamerici che spuntano dai bacini di acqua invasa dal mare e protetta, il salato che si mischia all’acqua dolce di fiume, in acquitrini che sono parte rilevante dei 60 ettari della palude, con alcuni stagni  permanenti ed altri  stagionali o rilevati a seconda dei cambiamenti climatici e delle maree.

Un tempo i Variconi, antico nome campano degli stagni che “divaricavano” la terra,  erano uno dei luoghi di elezione anche  per il pascolo della bufala mediterranea di cui è  ovviamente sempre  ricco il territorio castellano da dove iniziano gli storicamente paludosi Mazzoni ( oggi pare che qualche azienda bufalina non disdegni ancora il passaggio in palude ( non sappiamo se ciò può essere permesso o meno…).  Il casotto in legno per il birdwatching è una risorsa preziosa per scorgere l’interezza dell’oasi con lo sguardo fino al mare e lì bisogna dirigersi per giungere ad  un’area dunale di raro pregio, con moltitudini di resti di tronchi portati dal mare e che, con il loro peso e  materiale contribuiscono al mantenimento della duna; un tempo questi legni rimanevano poco sulla battigia poiché diventavano risorsa pregiata per il riscaldamento e l’arredo  delle popolazioni intorno.

Boschi vicini, foreste lontane, il Mar Mediterraneo ha sempre consegnato resti di vite vissute e  porta ancora oggi come ieri ovviamente anche rifiuti ed anche  per questo che  è prezioso  il ruolo di associazioni locali come Le Sentinelle ed anche delle scuole, medie e superiori di Castel Volturno,  con le giornate dedicate all’utile movimento ambientalista Plastic Free che ho avuto modo di vedere fortemente all’opera in Oasi. Un accorto trekking tra sabbia e tronchi, ma anche tra  lucide pantofole da barca e palette da spiaggia, ci fa osservare come  tutto quello che il mare rigetta arriva qui quasi in buone condizioni, dilavato dalla gentilezza propria del mare di marzo quando è bel tempo.

E’ una visita da fare questa all’oasi dei Variconi,  per il turista sostenibile  e consapevole che vuole andarci senza cibo e senza nulla appresso e che comprende  l’utilità della gratuità dell’ingresso per  averne cura e tutela come se in quel momento fosse anch’esso deputato alla tutela naturalistica in quanto cittadino attivo.

Si a bici senza azzardarsi ad andar fuori dal percorso sterrato, in un un luogo in cui respirare e riflettere, ammirare ed elaborare, fare il pieno di energia e cultura della  Terra di Lavoro che, dopo monti e colline, piane agricole ricchissime, termina in bellezza ammirata  e necessaria da secoli da uccelli di mezzo mondo.

Non ho fatto ricerche appropriate ma  credo che questa sia  una delle paludi più vicine ad un centro storico al mondo…e proprio da questo centro si può partire ed arrivare,   dalla piazza di Castel Volturno con i suoi bar e  ritrovi, le panchine lungo il fiume e l’antica chiesa a testimoniare come il bello può spuntare ovunque nella nostra Campania.

Il termine del viaggio del fiume Volturno ha spesso riservato pagine anche non positive, brutture e soprusi ai danni di ambiente e persone ma questa oasi è il termine di paragone di una rinascita che prosegue da anni, di restituzione del fiume, del mare, agli usi più validi  e sostenibili. Nella mia visita non ho nascosto la curiosa gioia per trovarmi proprio in località ….Scatozza di Castel Volturno, portandone il nome per me è la prima volta ed ho avuto una guida d’eccezione che ha voluto dedicarmi il suo tempo e la sua competenza:  Alfonso Caprio, già amministratore castellano,  scrittore e poeta del posto cui dobbiamo non solo l’aneddoto dello sciopero per gli giunchi qui riportati ma testi ufficiali come il  contributo nel libro- Quaderno di studio “ I Variconi “ redatto dalla dott.ssa Amelia Calvano e pubblicato proprio dallEnte Riserva Naturale Regionale   Foce Volturno, Costa di Licola e Lago di Falciano.  Altro suo libro è  “ Poesie Palustri “  dedicato alla vita della natura nella palude. La cultura della sostenibilità e del turismo responsabile non è una moda come spesso accade in Campania, soprattutto quando ci sono di mezzo enti pubblici e territoriali non sempre all’altezza, ma un percorso coerente di vita di territori e persone, imprese, amministratori, società civile. E’ questo il caso della Riserva che, negli anni scorsi, è stata anche affidata a competenti naturalisti come   Alessio Usai protagonista di molti progetti per rilanciarne fruizione e tutela.

Continueremo a narrare gli altri  luoghi della Riserva anche prossimamente!

 

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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