I Nebbioli dell’ Alto Piemonte per una due giorni a Napoli, un racconto

Ripresi gli eventi pubblici dedicati al vino e Napoli  ha impreziosito il suo splendido lungomare di nuovo pieno di gente a pranzo,  anche con un evento grande qualità:  è arrivato all’Hotel Excelsior Il Consorzio Tutela Nebbioli dell’Alto Piemonte,  attraverso 8 masterclass con degustazione  riservate a prenotati e operatori  lungo i due giorni finali di Maggio.

In ogni modulo una narrazione sul territorio e sulle dieci denominazioni oggetto della tutela del consorzio con sede a Ghemme e presieduto da Andrea Fontana, ad aderire, a testimonianza della importanza del mercato napoletano, 29 aziende vitivinicole delle province di Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola.  Relatore fecondo e coinvolgente il delegato Ais Torino Mauro Carosso con l’ausilio organizzativo dell’Ais Campania che, incessante nella divulgazione del riscoperto e ormai ricco patrimonio vitivinicolo regionale, è sempre una miniera di opportunità di conoscenza  anche riguardo tutta l’Italia del vino. Da Carosso anche gustosi aneddoti sulla enorme storia dei Nebbioli dai tempi di Cavour, oltre al ricordo di storiche degustazioni. Un’excursus vasto e completo sulle storiche  produzioni ma anche sui nuovi investimenti recenti nei territori del consorzio, ha confermato l’idea della dinamicità dell’areale. 

Abbiamo partecipato, in una masterclass,  alla presentazione di alcuni dei  terroir : Gattinara, Sizzano, Lessona, Colline Novaresi, in cui tutto questo senso di antichissimo e nuovo era rappresentato dalle produzioni delle aziende: Pietraforata, con Nebbiolo Rosato Colline Novaresi, Orezza 2020, Crespi Alberto con Nebbiolo Colline Novaresi Lupo Rosso 2018, Cantinoteca dei Prolo Nebbiolo Colline Novaresi, Spena 2017, Chiovini&Randetti Sizzano 2015, Massimo Clerico Lessona Riserva 2014, Torraccia del Piantavigna Gattinara Docg 2016, Antoniolo, Gattinara Riserva Docg 2015. Mi ha colpito  l’austerità del Gattinara di Torraccia del Piantavigna, in una vecchia bottiglia un pò pesante e vecchiotta,  ma si tratta di una tipologia ereditata dal primo novecento. L’etichetta, 100% nebbiolo,  è capace di trasmettere  appieno l’identità del territorio, già dopo cinque anni, con i suoli acidi e la dittatura dei  tannini tenuta a bada da almeno 3 anni in botti medie di rovere francese, mentre il Monte Rosa sta a guardia degli spargoli grappi del nebbiolo. Fermentazione malolattica dopo una vinificazione in acciaio, il colore aranciato nasconde un profumo di finezza violacea, il leggero retrogusto amarognolo in un’armonia misurata evidenzia plasticamente la sua caratterizzazione. Peccato, come detto dal delegato Ais, che queste masterclass  siano spesso carenti di abbinamenti gastronomici per non sputare il vino… ; il Torraccia del Piantavigna è sicuramente un vino da carne delle occasioni importanti,  da cercare in una braceria di buon livello.  

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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