IGP Pomodoro Pelato di Napoli; Anicav puntualizza alle reazioni pugliesi

Ieri la reazione ( a nostro avviso un pò “scomposta” da quel che abbiamo appreso dall’Ansa) della Regione Puglia con tutti i partiti della regione scagliarsi contro la richiesta di riconoscimento IGP Pomodoro di Napoli avanzata dalla più importante associazione conserviera d’Italia, con un ricorso diretto al Mipaaf. Oggi risponde, con dovizia di argomentazione e nessuna polemica il Direttore Generale di Anicav Giovanni De Angelis con un comunicato:

Riteniamo sia giusto fare chiarezza dopo le polemiche generate dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della richiesta di riconoscimento del Pomodoro Pelato di Napoli IGP. L’indicazione geografica protetta, come si evince molto chiaramente dal Disciplinare di produzione, non riguarda assolutamente la materia prima ma il prodotto trasformato, appunto il pomodoro “pelato”. Per questo motivo non si fa alcun riferimento alla provenienza del pomodoro fresco, che tutti sanno venire per la maggior parte dalla Puglia.” Questo il commento del Presidente di ANICAV, Antonio Ferraioli.

Anche dal punto di vista formale – aggiunge Giovanni De Angelis, Direttore Generale di ANICAV – il riconoscimento di una IGP deve essere legato ad una sola delle fasi di ottenimento del prodotto (produzione, trasformazione o elaborazione) che deve avvenire in una specifica area geografica e in questo caso, ribadisco ancora una volta, ci riferiamo alla zona dove il pomodoro viene storicamente trasformato. È il caso di ricordare che la delimitazione geografica dell’area di trasformazione del pelato IGP, di cui discutiamo, include oltre la Regione Campania, dove viene trasformato oltre l’80% del pelato lungo, anche l’Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la stessa Puglia”.

“La questione sollevata, che pare essere la denominazione “Napoli” – continua De Angelis – non tiene conto né della esigenza di una denominazione che abbia una comprovata storicità né della enorme riconoscibilità che “Napoli”, non solo come città ma come simbolo del Mezzogiorno d’Italia, come filosofia e stile di vita, rappresenta in Italia e nel mondo”.

“Faccio appello alla Regione Puglia e a quanti in queste ore stanno levando scudi – conclude Antonio Ferraioli – di mettere da parte ogni tipo di polemica. Lavoriamo nella stessa direzione, cercando di fare sistema nell’interesse dell’intera filiera. È innegabile che il riconoscimento di una IGP per il pomodoro pelato potrà portare vantaggi non solo alla parte industriale ma anche a chi coltiva pomodoro lungo da industria”.

In questi giorni molte le prese di posizione e le riporteremo tutte per fare chiarezza su questa che si annuncia come una “guerra” tra Puglia e Campania dell’agroalimentare, del tutto gratuita a nostro avviso, come ha ben argomentato Anicav eppure la Campania, sulla Mozzarella (Vaccina) di Gioia del Colle, la più fresca dop italiana , ha avuto un atteggiamento di collaborazione istituzionale, nonostante i facili disappunto, tenendo in considerazione il Consorzio e non i partiti, la stessa cosa si faccia in Puglia, ascoltando produttori e trasformatori , ovvero la filiera, non la propaganda….poi se non piace il nome Napoli va detto che il pomodoro nel mondo è associato a Napoli, anche ben oltre forse la verità, ma quanti sono anche le confezioni con Vesuvio ad esempio in giro per il mondo, purtroppo anche di falsi e nel mercato dell’Italian Sounding? Una quantità enorme da sempre. (ndr)

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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