Dall’Alto casertano alle porte di un’insolita Caserta, il Volturno e l’acqua come guida

Matese da S.Angelo d’Alife 

Un viaggio ideale nella provincia di Caserta andrebbe iniziato da Nord da un punto di vista concettuale;  seguendo  il corso del Volturno, il fiume più grande del Sud che dopo pochi chilometri in terra molisana arriva in Campania. Ad Est  tocchiamo con mano l’incastellamento medievale di epoca longobarda, all’interno dei borghi racchiusi all’interno del Parco Regionale del Matese, a cominciare da Prata Sannita, dove all’ombra del poderoso Castello è possibile godere del bianco centro storico e delle Acque del Lete, affluente del Volturno che bagna la località,  godendone la frescura in buone aree di sosta e ristoro. 

Castello di Prata Sannita 

La straordinaria natura matesina continua con  un luogo simbolo con la Cipresseta di Fontegreca, qui c’è  il Bosco degli Zappini, unico in Italia ad avere oltre 500 anni di età e a non contare  alberi “malati”  di un cancro che in tutto il Mediterraneo sta minacciando quasi il 50 % degli esemplari. Qui si può vivere qualche ora tra giochi d’acqua, cascatelle , piscine naturali. La Cipresseta è’ una porta di ingresso verso il Massiccio matesino, sul quale conviene salire se si è amanti della montagna mediterranea; trekking, mountain biking, parapendio, torrentismo e kayak, sono solo alcune delle attività possibili in località come Letino, a circa 1000 di altitudine. Bandiera Arancione del TCI in un contesto naturalistico di grande bellezza, con un buon numero di strutture turistiche integrate nel concetto di turismo sostenibile e responsabile, la comunità custodisce anche tante tradizioni folkloristiche e gastronomiche che caratterizzano il Matese, oltre ad  un buon numero di elementi di interesse storico-culturale da vivere in una grande pace e silenzio, sia in inverno, dove notevoli sono i fenomeni nevosi, sia in estate, ideale per fuggire dal grande caldo delle città  . Percorrendo tutto il Massiccio del Matese, ridiscendiamo  dal versante di Castello Matese dove gli amanti dell’ebbrezza del volo  potranno provare la sensazione unica di sentirsi come un Falco che si tuffa in picchiata, grazie alla Zip Line in funzione nel centro. Scendendo, dopo Piedimonte Matese, la più importante città del comprensorio, eccoci nella piana  alifana, uno sguardo non può mancare alle mura dell’antica Allifae  che ci guidano nella visita del  Museo archeologico di Alife per conoscere il patrimonio storico-archeologico della Campania interna, dalla preistoria all’epoca romana. Alife è anche il luogo di riscoperta di tante produzioni tipiche che stanno  riportando in auge i sapori antichi della terra campana, dai legumi antichi, alla cipolla alifana, dalla trasformazione del caciocavallo del Matese all’allevamento del Suino nero di razza casertana. Ritornando verso il nostro Fiume, può essere utile un giro nei  borghi di S.Angelo d’Alife, per la Cappella quattrocentesca di S.Antonio Abate e Meraviglia italiana del Fai, il castello di Rupecanina e il teatro tempio Romano di Pietravairano sul Monte San Nicola, di recente oggetto di un’importante recupero, quel recupero che attende ormai da troppo tempo un altro luogo fondamentale per l’alto casertano, ovvero l’Abbazia della Ferrara ed il Centro Antico di Vairano Patenora.

Ma il nostro fiume reclama di voltarsi verso la sua sponda occidentale, dove un altro parco regionale ci attende, quello di Roccamonfina e Foce Garigliano , un vulcano spento che oggi è il paradiso delle castagne, del vino Galluccio Dop, in un’areale confinante a quello del Falerno del Massico Dop immediatamente più a sud, oltre che di lunghi percorsi naturalistici, magari più dolci, senza le asperità e le sommità matesine. Se il Matese è la Montagna vera dell’outdoor e dello sport, il massiccio di Roccamonfina è soprattutto il luogo del riposo, del corpo e della mente e delle passeggiate  riflessive lungo la caldera. 

La storia di queste terre va maggiormente e  intimamente vissuta nella città di Sessa Aurunca, in simbiosi con il Garigliano,  l’altro  grande fiume che le divide dal Lazio,  con le innumerevoli micro frazioni meta di turismo naturalistico ed enogastronomico. Sessa esalta  la sua destinazione di meta culturale con il centro storico, dove sono da ammirare il  Teatro romano e Criptoportico, il Castello e Museo archeologico e civico, imperdibile  la Cattedrale romanica. Città di tradizioni religiose e folkloristiche uniche, come la Processione per la Settimana Santa fatta da migliaia di incappucciati delle confraternite e il Palio dei Quartieri, Sessa Aurunca apre anche gli itinerari verso il Mare, quel litorale domitio a lungo negato dall’inquinamento degli anni ’80 e ’90 ma che una efficiente rete di depuratori sta nettamente migliorando di anno in anno, restituendo a Terra di Lavoro la sua costa balneabile, le sue larghe spiagge con ottime strutture ricettive, è quello che accade a Baia Domitia, nel comune di Cellole e che continua con successo fino al litorale mondragonese. Da qui parte anche il riscatto di quelle terre del Falerno che hanno molto da far riscoprire al visitatore attento, tra mare, antichità  e cultura del vino più pregiato dei Romani, un territorio che consente anche una buona fruibilità dell’enoturismo e del turismo enogastronomico in genere con la maestria dei casari nelle centinaia di caseifici ed allevamenti di bufala che fanno proprio di questa zona, i Mazzoni, tra il mare e Capua, l’habitat di elezione dello straordinario animale artefice della Mozzarella di Bufala campana Dop che ha qui la parte maggioritaria della sua produzione.  

Capua

Ripartendo dal Volturno, dopo le zone dell’alto casertano ed il mare che lo accoglierà, è Capua la città che i Campani ricordano quando si parla del viaggio del loro corso d’acqua più famoso. La base della visita della città è senza dubbio Piazza dei Giudici dove si affacciano il Palazzo municipale del XVI secolo, nella cui facciata si possono vedere sette busti presi dall’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere ( la Capua Antica dei Romani)  e la Chiesa di S. Eligio costruita nel medioevo, dirigendosi poi nel Museo Campano definito da  Amedeo Maiuri “il più significativo della civiltà italica della Campania”, regione a cui Capua ha dato il nome. Nelle sezioni archeologica e medievale si spazia delle caratteristiche Matres Matutae preromane  alla notevole presenza federiciana, immancabile una puntata alla frazione  S.Angelo in Formis verso la  Basilica lungo il declivio occidentale del monte Tifata, scollinato il quale si arriva a Caserta; la basilica benedettina dedicata all’Arcangelo Michele rappresenta uno degli esempi più significativi del romanico meridionale, unico luogo superstite del complesso di realtà monastiche che nel medioevo facevano capo a MonteCassino . Accanto alla Basilica anche bei sentieri segnalati dal Cai e molto agevoli, come quelli del Bosco di San Vito. Capua, centro della Campania Felix vede il fiume viaggiare a ovest, verso il mare, ma le anse che crea prima di arrivare in città ci porta nello spettacolo dell’area del medio Volturno.

Caiazzo
San Rufo Piedimonte di Casolla 

Approdare a Caiazzo dominata dal suo Castello consente un giro tra le caratteristiche stradine medievali del centro storico, una delle mete oggi più gettonate per il turismo enogastronomico e naturalistico, un vero e proprio riassunto delle culture contadine del territorio è racchiuso  nel museo etnografico Kere, dove sono conservati numerosi attrezzi delle cultura agricola dei secoli passati, ma qui l’agricoltura è ancora viva e vegeta, nonché dominante lo spettacolo di un incomparabile paesaggio in ogni stagione dell’anno, una magnifica ricettività turistica che consente di godere dell’eccellenza del vino Pallagrello e Casavecchia, dell’oliva caiazzana, di monumenti minori ma straordinariamente significativi, come a Piana di Monteverna la chiesa trecentesca di Santa Maria a Marciano, piccolo gioiello dell’architettura gotico-catalana nota a studiosi e ricercatori anche per gli affreschi databili tra il 1334 e la fine del XV secolo o come gli scavi di Trebula, area archeologica presso la frazione Treglia del comune di  Pontelatone, testimonianza della civiltà  Sannita in epoca preromana, con un’ imponente  cinta muraria e  l’acropoli che meriterebbe maggiore tutela e valorizzazione oltre all’impegno notevole del locale gruppo archeologico. Il nostro viaggio ideale in Terra di Lavoro non può che non terminare alle porte della città e della magnifica Reggia, sperando di aver fatto comprendere al potenziale visitatore che tantissimo c’è nei suoi dintorni . Infatti i colli tifatini, luoghi sacri alla dea Diana,  che separano l’alto casertano dalla città, vedono la presenza di altri notevoli borghi, come Castel Morrone ed il suo Monte castello, uno dei luoghi più significativi dell’Unità d’Italia, e con fenomeni molto importanti dal punto di vista speleologico, come le Comole,  cavità carsiche che si perdono nella notte dei tempi.  E’ ora di affacciarci alle prime località del capoluogo, come Vaccheria e San Leucio, dove rivive il culto di Ferdinando e Carolina  con il Museo della Seta. Caserta ha tanto altro da scoprire oltre alla Reggia; dopo San Leucio non può mancare una visita a CasertaVecchia, magari ripensando ad essa come location di film come il Decamerone di Pasolini e l’Amica geniale, perdendosi nei suoi vicoli medievali e nella bella natura della cornice tifatina che si affaccia su una vista che accompagna lo sguardo verso Napoli, Ischia, Capri, il Vesuvio. La Caserta dimenticata e che può essere non usuale riscoprire ha anche mete oggetto di recente e valido recupero, come la frazione di Piedimonte di Casolla, con la antica chiesa di San Rufo martire risalente al XII sec. Proprio queste frazioni ci consentono di chiudere il nostro racconto partito dal fiume ancora con l’acqua; qui a S.Pietro ad Montes parte anche il sentiero di trekking per vivere il percorso dell’acquedotto carolino. L’imponente costruzione vanvitelliana che, dalle sorgenti del Fizzo nel Sannio, riuscì a portare l’acqua alla Reggia dopo 38 km  tra Torrini piezometrici pienamente visibili  e scavi di colline, qui è possibile scoprire la fatica dell’opera, e, approdando alla frazione Garzano,  ci si può poi recare lungo il Monte S.Michele  ad ammirare la magnificenza degli archi a Valle di Maddaloni, lunghi oltre 500 mt e alti oltre 50. 

Carlo Scatozza 

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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