Focus della Cia sul prezzo del Latte di Bufala e sul futuro della filiera della Mozzarella dop

bufalleboliIl futuro della filiera della mozzarella di bufala campana Dop e del prodotto stesso è a rischio a causa della mancanza di controlli e di logiche di mercato spregiudicate che, complice il momento favorevole che l’oro bianco sta vivendo, sono orientate alla quantità piuttosto che alla qualità. La denuncia viene dalla Cia Campania, la Confederazione italiana agricoltori, che per fronteggiare la situazione ha promosso l’istituzione di un tavolo di filiera con l’obiettivo di fare aggregazione tra tutti gli attori del comparto, stabilire il prezzo del latte e garantire il rispetto del disciplinare Dop che vedrà seduti fianco a fianco allevatori e trasformatori, Regione, Mipaaf (che già si è detto disponibile) e altre organizzazioni di categoria. La decisione è emersa a margine del convegno svoltosi nella sala del Consiglio comunale di Castelvolturno.

Il mercato della mozzarella di bufala è diviso in due, da una parte ci sono pochi grandi caseifici con un forte potere contrattuale che speculano sul prezzo del latte, facendo cartello e ritirando il latte ad un prezzo più basso. Questi riescono a imporre un prezzo al pubblico più basso mettendo in difficoltà tutti gli altri caseifici che non riescono a concorrere costringendoli a diminuire le produzione ed in molti casi ad uscire dalla Dop spostando la produzione a mozzarella “non dop” e mista (vaccino/bufala). La criticità maggiore a scapito della qualità è il prezzo del latte che oggi viene pagato meno del 45% del prezzo reale (in alcuni casi raggiunge addirittura il 65%), ma anche la mancanza di controlli e il rispetto del Disciplinare. Ciò comporta una forte concorrenza sul prezzo di vendita al pubblico del prodotto finale: alcuni caseifici arrivano sul mercato con un prezzo di € 6,50 al kg per la mozzarella di bufala Dop, a fronte di un prezzo reale che non dovrebbe scendere al di sotto di 11/12 € al kg. Per fare 1 kg di vera mozzarella di bufala dop, infatti, occorrono circa 4,5 litri di latte che non dovrebbe essere pagato all’allevatore meno di € 1,35. Considerando solo i costi della materia prima e non quelli di produzione e distribuzione o vendita, la mozzarella verrebbe a costare circa 5,50 €. “Il punto di partenza per garantire aziende e consumatori è la tracciabilità del prodotto finale -ha affermato il direttore regionale della Cia Mario Grasso-. Un problema accentuato dal sommerso e dall’illegalità in crescita. Penso che questa parte della produzione, con buoni controlli e regole scritte e certe, migliorerebbe. Le norme inserite nel dl Campolibero prevedono, tra l’altro, un inasprimento delle sanzioni per chi commette il reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari”.

“In questo momento storico la soluzione ideale -ha affermato Guido Coppola, presidente Cia Caserta- sarebbe la costituzione di una OP (Organizzazione di produttori), con potere di contrattazione collettiva, applicazione dell’ art 62 nei rapporti commerciali e valorizzazione del prodotto”.

Al convegno di martedì 29 Luglio, che ha registrato anche momenti di tensione e dibattitto animato, oltre al presidente regionale e vice presidente nazionale di Cia, Alessandro Mastrocinque e al direttore regionale Mario Grasso, hanno preso parte Corrado Martinangelo, della Segreteria del ministro per le Politiche agricole e forestali, il capo dipartimento dell’Ispettorato antifrodi del Mipaaf ed il direttore generale per la qualità agroalimentare del Mipaaf, rispettivamente Stefano Vaccari e Emilio Gatto, il capo dipartimento della Cia nazionale Pino Cornacchia, il presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Campana, Domenico Raimondo e il commissario dell’Istituto Zooprofilattico di Portici, Antonio Limone, nonché il presidente di Cia Caserta Guido Coppola. “Se non si corre ai ripari -ha affermato il presidente regionale di Cia Campania e vicepresidente nazionale Alessandro Mastrocinque- questa situazione di speculazione porterà alla distruzione del comparto bufalino campano. I grandi profitti senza reinvestimenti nella filiera così come la mancanza di controlli, sulle aziende e sul prodotto, porteranno in pochi anni alla scomparsa degli allevatori e conseguentemente della Dop”.

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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