Mer. Ago 12th, 2026

L’overtourism, o sovraffollamento turistico, si verifica quando il  numero di visitatori supera la soglia di tollerabilità di una destinazione, compromettendone l’equilibrio ambientale, sociale ed economico. A rischio non sono soltanto spiagge e località costiere, ma la stessa capacità del Mediterraneo di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Quando gli habitat marini vengono degradati dall’attività umana, diventano più vulnerabili alle ondate di calore, alla perdita di biodiversità e agli effetti del riscaldamento globale. Ecco perché, secondo Marevivo, proteggere gli habitat marini è la prima difesa per rafforzare la resilienza del mare.

La crescita continua dei flussi turistici rende questo scenario ancora più preoccupante. Secondo le Nazioni Unite, circa l’80% del turismo mondiale si concentra nelle aree costiere, mentre i dati diffusi da Eurostat mostrano che nel 2025 le strutture ricettive dell’Unione europea hanno registrato quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, con oltre il 61% concentrato in quattro Paesi: Spagna, Italia, Francia e Germania.

La pressione non dipende soltanto dal numero complessivo di visitatori, ma anche dalla loro concentrazione nello spazio e nel tempo. Sempre secondo Eurostat, oltre il 31% dei pernottamenti turistici nell’Unione europea si concentra nei soli mesi di luglio e agosto. Nei Paesi del Mediterraneo la stagionalità è ancora più accentuata: in Grecia il 41,6% dei pernottamenti si registra durante i due mesi estivi, mentre in Croazia la quota supera il 54%. L’Italia, con quasi 477 milioni di pernottamenti registrati nel 2025, è il secondo Paese europeo per presenze turistiche dopo la Spagna. Numeri che confermano il ruolo centrale del Mediterraneo nei flussi turistici europei. Una concentrazione con effetti diretti sugli ecosistemi costieri più fragili.

Le conseguenze sono già evidenti. L’ancoraggio indiscriminato sulle praterie di Posidonia oceanica, l’intensificazione delle attività lungo le coste e altre pressioni antropiche, come la pesca a strascico, degradano gli habitat marini e ne riducono la capacità di resistere ai cambiamenti climatici. Le praterie di Posidonia danneggiate dagli ancoraggi, infatti, risentono maggiormente delle ondate di calore rispetto a quelle rimaste integre. Allo stesso tempo, l’aumento della popolazione nelle località costiere mette sotto pressione gli impianti di depurazione: quando questi non sono adeguati o non funzionano correttamente, il maggiore apporto di nutrienti, unito alle elevate temperature del mare, può favorire la comparsa e la persistenza delle mucillagini. L’incremento degli scarichi reflui e dei rifiuti contribuisce inoltre al peggioramento della qualità delle acque, aggravando ulteriormente lo stato di salute degli ecosistemi marini.

“Il futuro del turismo nel Mediterraneo dipende dalla salute del Mediterraneo stesso. Il problema non è il turismo, che rappresenta una straordinaria opportunità di crescita economica, culturale e sociale. Il problema è un modello di fruizione del territorio che concentra milioni di persone negli stessi luoghi e negli stessi periodi dell’anno, esercitando una pressione sempre maggiore su ecosistemi già fragili. Oggi dobbiamo scegliere da che parte stare: se tra coloro che continuano ad alimentare questa pressione o tra coloro che si impegnano concretamente per costruire un turismo capace di rispettare e proteggere il patrimonio naturale da cui dipende il suo stesso futuro. Solo un Mediterraneo in salute potrà continuare a sostenere il turismo, l’economia e il benessere delle comunità che vivono di mare”, dichiara Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo.

Viviamo in un’epoca in cui prevale un modello di economia lineare basato sulla cultura dell’usa e getta. I luoghi incontaminati sono ormai rari, mentre un turismo sempre più accessibile rende raggiungibili e affollati anche gli angoli più remoti del pianeta. Per contribuire a ridurre l’impatto delle attività turistiche sull’ambiente e accelerare la transizione ecologica, la Fondazione promuove la campagna “Plastic Free e non solo”, un programma di sostenibilità rivolto a porti turistici e approdi, ma anche ad alberghi e stabilimenti balneari, che prevede l’eliminazione della plastica monouso e una gestione responsabile dei rifiuti e delle risorse. Il programma si articola in tre livelli, con l’assegnazione di “stelle marine” in base agli obiettivi raggiunti e offre un modello concreto per un turismo più rispettoso dell’ambiente.

Per Marevivo è necessario promuovere un modello di turismo capace di coniugare sviluppo economico e tutela del capitale naturale. Proprio con questo obiettivo, durante la UN Ocean Conference di Nizza del 2025 la Fondazione ha presentato una proposta in cui denuncia i costi nascosti dell’overtourism nella località egiziana di Sataya, un paradiso naturale dove i delfini trovano rifugio, nutrimento e un luogo sicuro per riprodursi, ma che oggi è preso d’assalto da un numero crescente di turisti che li circondano con imbarcazioni e a nuoto all’interno del loro habitat.

Tra le azioni prioritarie figurano l’installazione di sistemi di ormeggio con boe per proteggere le praterie di Posidonia oceanica, il potenziamento degli impianti di depurazione nelle località costiere, una gestione più efficace degli scarichi reflui e dei rifiuti e la riduzione delle pressioni sugli habitat marini. Proteggere gli ecosistemi non significa soltanto conservare la biodiversità, ma rafforzare la capacità del Mediterraneo di affrontare gli effetti del cambiamento climatico e garantire un futuro sostenibile anche al turismo.

Di Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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