Al via i Distretti del cibo, proposte Agrocepi per uno strumento utile alle imprese

Dopo la concertazione tra il Governo e le Regioni, il Mipaaft, d’intesa con il Mise, subito dopo l’estate, emanerà il bando per finanziare i Distretti del Cibo, in base alla legge di bilancio del 2018. Potranno concorrere per tale strumento anche i Distretti rurali e agroalimentari riconosciuti dalle singole Regioni alla data di scadenza del bando, presumibilmente entro Febbraio 2020. Lo strumento nella prima fase é assimilabile alla normativa dei contratti di filiera e finanzierà alla pari imprese agricole e di trasformazione in una logica di patto di filiera, ma solo per i territori definiti come Distretti e avrà una dotazione finanziaria iniziale di 18 milioni di euro complessivi. Secondo il Presidente Nazionale Agrocepi, Corrado Martinangelo, i Distretti del Cibo dovranno essere, successivamente e con le dovute modifiche, una sorta di patto per l’agroalimentare più ampio, per sostenere anche imprese commerciali, della ricettività, prevedendo pure interventi immateriali più consistenti e disciplinari di territorio per incentivare il consumo del MADE IN ITALY.
In tale contesto, sia per il primo bando che per le fasi successive di modifica della misura, a nome di Agrocepi, il Presidente Martinangelo, propone che:
1)Le Regioni del Sud istituiscano, con un Accordo di programma, il DISTRETTO DEL CIBO MEDITERRANEO; per sostenere le attività della Dieta mediterranea quale patrimonio Unesco. I distretti devono essere una occasione di sviluppo delle filiere agroalimentari, e non tanti contenitori vuoti o luoghi di burocrazia politica;
2)Le Regioni anche per i propri distretti più territoriali, lavorino a Distretti di ampio respiro strategico;
3)Per i prossimi bandi dei Distretti del Cibo dopo questa prima fase sperimentale, si lavori insieme in una logica di integrazione tra Stato e Regioni, affinchè per i Distretti, ma anche per i contratti di filiera, siano condivisi percorsi programmatici e anche finanziari, tante risorse dei piani di sviluppo rurale potrebbero andare nella direzione di filiere e distretti. L’ Agroalimentare italiano ha bisogno di coesione e non di parcellizzazione , c’è bisogno realmente di fare sistema, istituzioni e imprese insieme, se si vuole competere sui mercati con più forza e più made in Italy.

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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