Meraviglie di ” La Mela Stregata” che approda a Napoli

Napoli  – Via Arcoleo 21, a due passi dalla brezza marina del Lungomare Caracciolo e due, dal lato opposto, per la brezza della movida partenopea.

Ed è esattamente in questa coordinata, l’intermedio che accomuna le scelte di ogni generazione: il buon gusto. Su maps più “comunemente” da ricercare come “La Mela stregata”.

Si tratta della seconda veste della già nota “Mela” di Lusciano, in provincia di Caserta, ma questa volta vestita da sciura napoletana: 28 posti tra arredi minimal che giocano su toni caldi e mise en place essenziali.

È così che si è presentata alla stampa la nuova proposta culinaria firmata da Santa Di Mauro, che conferma la sua verve.

I piatti si sono vestiti di nuove architetture, accresciuti nella loro presentazione, esaltati nella loro sostanza, ma la “Mela” non ha dimenticato le proprie origini: la tradizione culinaria è rimasta l’odore principe che spira dalla cucina.

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Compostezza ed equilibrio per le declinazioni (sublimi) del baccalà realizzate dal resident chef Salvatore Sacco.

In versione antipasto si presenta sotto mentite spoglie di un cannolletto salato.

Più aperto, fiero della sua sostanza, coniugato nel presente semplice, il suo Carpaccio. A ricordare che prima di ogni cosa, prima dell’artifizio umano, è la materia prima la mina di ogni opera d’arte.

Qui ben contemperato tra sapori che si amalgamano e contrastano al par: non fa in tempo l’arancia a prevalere che la dolcezza della mela caramellata placa.

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Elogio e manifesto della territorialità campana e dei suoi prodotti: mantecato alla veneta con scarola liquida e crostone di pane cafone.

Poi “Le 3b”: Baccalà – Barbabietola – Bacon croccante: le due diverse consistenze della dolcezza espressa dal baccalà e dalla barbabietola si fondono in un boccone equilibrato. 

Dalla cucina odori autoctoni della Mela stregata. E allora bavaglino al collo e pronti per la sua famosa zuppa di cozze. Nessuna nuova versione, solo la conferma. Ancora una volta, semmai ne fosse servita.

Alla Mela stregata, si mangia la “mela stregata”, forse (ma in realtà senza forse) ci si viene anche, anzi soprattutto per lei. 

Quel che è dato sapere è che la mela si compone di pasta sfoglia, mela annurca Igp, crema pasticciera e amarene. Ma questo è sol quel che è dato sapere, la ricetta è nascosta nelle sole mani della Chef Di Mauro. In ogni caso quel che si sa è che genera estasi al palato.

Abbinamento al vino con le nuove annate in commercio delle Cantine Telaro, di Galluccio. Un excursus nella Campania felix in bianco. Le note spumantizzate di falanghina brut del “Tefrite” seguono quelle più morbide del greco igt Roccamonfina “Le Cinque Pietre”. Ma è con la sua Vendemmia Tardiva che la falanghina dimostra le ottime potenzialità di questo vitigno: un sorso pieno, morbido, perfettamente contemperato da una buona spalla acida, presagio della freschezza al palato.

La dolcezza della “mela stregata” viene concordata con un passito di falanghina: persistenti note di albicocca sciroppata, frutta caramellata, fichi secchi e miele d’acacia regalano un sorso persistente e morbido.

Il resoconto? Non necessita di racconti positivi questa “casa stregata”, qui la magia parla e si fa mangiare da sola.

La Mela Stregata

Via Giorgio Arcoleo, 21

80121 Napoli

Titti Casiello

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