Migliaccio, confetti,juta dei femminielli, Candelora in Campania tra fede e feste

Il 2 febbraio è la Candelora, giorno di passaggio nella tradizione contadina molto sentita in Campania, dalle zone interne alle aree costiere, con riti legati sia al mondo rurale che a quello della pesca, e come ogni cosa, ha le sue celebrazioni gastronomiche; è ad esempio il tempo del Migliaccio, ma non solo anche dei confetti ricci in città come Frattaminore, dove vengono benedetti  nella chiesa dedicata appunto a San Simeone profeta  e distribuiti come elemento di gioia infinita,  oltre alle candele ( da qui il nome candelora, proprio per celebrare  la presentazione del Signore da parte di Maria, dopo 40 giorni dal parto non più impura). Le candele sono il  simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambin Gesù venne chiamato da Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

Ma è  Montevergine in provincia di Avellino, la capitale dei festeggiamenti   con profonda  commistione di sacro e profano  unisce le origini pagane di  con la  forte vocazione cristiana. L’ ascesa al santuario con la Juta dei femminielli  è effettuata con canti, balli e travestimenti al suono di nacchere e tammorre, come da antica tradizione. I protagonisti della festa sono sempre i femminielli  di Napoli devoti alla “Mamma Schiavona” ( detta così perchè la Madonna è nera) che nel 1200, salvò una coppia di giovani omosessuali cacciati dalla città e che furono incatenati  imprigionati sul monte Partenio. Una testimonianza del diritto di  cittadinanza che Napoli e la Campania hanno  dato più di altre terre alla diversità, anche con il vissuto religioso in epoche “buie”. Ancora oggi è replicata la tradizionale Jiuta dei Femminielli, oggi valorizzata e partecipata anche da molte associazioni per i diritti degli omosessuali.  Il Monte Partenio  era sacro a Partenope, abitato sin dai tempi degli Osci . Nel VII secolo divenne cenobio di un vescovo penitente nel XII sec vi si fondò la badia benedettina di San Guglielmo da Vercelli . La festa della candelora è una delle feste cattoliche e popolari più sentite a Napoli e che vede il santuario di Montevergine come epicentro. Infatti la città tiene da sempre, molto a questo Monte irpino  che veniva raggiunto, durante le feste comandate da un tripudio di carri pieni di popolani adoranti, penitenti all’andata, e  pieni di cibo, gioia con musica, al ritorno. E’ una Madonna, in Campania  che si prega spesso  con la danza e la musica, senza dimenticare il cibo, necessario per ritemprarsi dalla faticosa ascesa. La Candelora a Montevergine apre il ciclo annuale delle sette feste della Madonna, in cui il suono e la gioia sono i tratti comuni.  Le sette Madonne si festeggiano in queste date: Candelora, Madonna di Montevergine, 2 febbraio a Montevergine (Av), festa della Madonna dell’Arco, lunedì dopo Pasqua (in Albis) a S.Anastasia (NA), festa della Madonna delle Galline, domenica dopo Pasqua a Pagani (SA), festa della Madonna di Castello, 3 maggio a Somma Vesuviana (NA), festa della Madonna dei Bagni, domenica dell’Ascensione a Scafati (SA), festa della Madonna dell’Avvocata, lunedì dopo la Pentecoste a Maiori (SA), festa della Madonna di Materdomini, 14 agosto a Nocera Superiore (SA) e di nuovo la festa della Madonna di Montevergine, il 12 settembre che quindi apre e chiude i festeggiamenti .

La candelora, questo anno anche palindroma con la data 02/02/2020, è secondo la tradizione popolare anche l’ultimo giorno “utile” per smontare  il presepe.

Il dolce principe del giorno è il migliaccio, che è giunto a noi con molte modificazioni e qualche secolo fa non era nemmeno dolce;  In origine la ricetta prevedeva l’utilizzo della farina di miglio, da qui il nome, e sangue di maiale,  poi nel ‘700 la farina di miglio fu sostituita dalla semola di granoturco e il sangue di maiale, bandito dalla Chiesa Cattolica perché considerato un rito pagano, fu sostituito da zucchero, uova e ricotta, trasformando così il Migliaccio nel dolce che oggi conosciamo.

Carlo Scatozza

Carlo Scatozza

redattore di Campania Slow | Contatto Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Carlo-Scatozza/1654720386

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