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Rosati d’Irpinia, un’offerta sempre maggiore e di qualità

Inviato il 25 Maggio 2019 di Carlo Scatozza

Robert Parker magnificò qualche anno fa i vini rosati  fermi d’Irpinia da Aglianico, con il Lacrimarosa Irpinia Rosato Doc di Mastroberardino, ormai presenza fissa nei grand tasting di mezza Europa, quindi memori di quella lettura, giunti a A Ciak Irpinia, utile manifestazione enologica svoltasi alla Dogana dei Grani di Atripalda, ci siamo dedicati in particolar modo a scandagliare meglio il panorama, di certo ormai vasto, dei rosati d’Irpinia, con una produzione che va incrementandosi, richiesta soprattutto dalla ristorazione e  dal bartending, grazie al lavoro di piccole e grandi aziende vitivinicole dell’avellinese che spesso vinificano in bianco le uve di Aglianico, diraspate e poi subito pressate, in modo da avere quella poca estrazione di colore che consente di avere varie tonalità di rosato.

Due i rosati per Tenuta Cavalier Pepe di Sant’Angelo all’Esca, il Rosato del Varo, ottenuto in dalla vinificazione in bianco dell’aglianico tra Luogosano e S.Angelo, un elegante “salmonato” che ben si sposa anche con formaggi freschi e con pesce azzurro, ricco delle fragole selvatiche che albergano tra i vigneti; Vela,Vento,Vulcano è il secondo, dedicato al Golfo di Napoli e alla sua tradizione velistica, un vino ovviamente da barca, ideale nei giorni di mare, di colore più intenso del primo, è gradevole anche su pizze e stuzzichini.

 Macchie Santa Maria da Montemiletto è a ragione molto orgogliosa del suo Ophelia, il nuovo rosè cerasuolo e femminilissimo che con successo è presente tra le notevoli referenze dell’azienda che produce ovviamente Taurasi e Greco di Tufo Docg; un rosa tenue invece, lo troviamo per Colli di Castelfranci, idealissimo per aperitivi e snack estivi a tutte le ore; è anche questo un rosato fermo da Aglianico totale, per un insieme di 3000 bottiglie. Dà grande soddisfazione ad Altavilla Irpina il Petrose di Petilia, di un rosa più carico, capace di ben risolvere anche abbinamenti con finger food di carne, il primo rosato dell’azienda però fu l‘850 SS, dove si evince nel nome la pressione per la pigiatura, una bottiglia imponente e scura per un rosè palliduccio ma ricco di sentori di rosa. Elbe è il rosato di D’Antiche Terre da Manocalzati, un cerasuolo da sposare con le carni di pollo, anche fredde, presenti nelle insalate estive. Lapio è il luogo di produzione di Elice, il nuovo  delicato rosè di Femìa,  come la lumaca presente in etichetta, tenue e freschissimo che non sfigura tra le importanti etichette dei bianchi e rossi dell’azienda. Tra le novità degustate spicca il Rosato de il Cortiglio di Fontanarosa, in cui c’è il 10% di falanghina, un cerasuolo molto fruttato capace di dare pienezza e persistenza ad aperitivi “rinforzati” a base pesce e pollame, ma che può presenziare senza timore pure ad un pranzo estivo di importanti ricorrenze. Un’estate a tutto rosato d’Irpinia dunque!

Carlo Scatozza

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