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Provolone del Monaco dop, incoraggianti i segnali dal mercato

Inviato il 14 maggio 2018 di Carlo Scatozza

Gode ottima salute il Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco Dop. Il formaggio stagionato più famoso della regione Campania continua a crescere nei numeri ma soprattutto nel gradimento dei consumatori. Di questo e di tanti altri argomenti si è discusso nell’assemblea 2018 ospitata dalla sede del Consorzio a Montechiaro di Vico Equense, la piccola frazione diventata nota nel mondo per essere la “culla del Provolone del Monaco”.

Sono lontani i tempi dei monaci che trasportavano il prodotto a Napoli via mare, oggi arriva in confezioni dal packaging sempre più accattivante ma soprattutto con mille attenzioni per scongiurare quello che è il pericolo più concreto per i produttori di formaggio e per gli allevatori affiliati che forniscono loro il prezioso latte previsto dal rigido disciplinare di produzione della Dop.

“La lotta alla contraffazione -ha spiegato il direttore Vincenzo Peretti- ci vede sempre impegnati a dare la caccia a quanti cercano di frodare i consumatori con prodotti falsi. Anche la più piccola delle porzioni vendute ha la sua etichetta che consente la tracciabilità ed al tempo stesso garantisce il cliente finale sia essa la massaia al supermercato, i pizzaioli oppure i numerosi chef, stellati e non, che sempre più numerosi realizzano ricette che vedono protagonista il Provolone del Monaco Dop”.

 

Un settore in crescita come testimoniato non solo dai numeri ma anche dai contatti da grandi e piccoli network che cercano di raccontare il mondo antico e di qualità del prodotto principe della penisola sorrentina e dei Monti Lattari.

“Veri protagonisti -spiegano il presidente Giosuè De Simone e il vice Matteo Ruocco- di questo piccolo miracolo tutto campano restano gli allevatori. Quello proveniente dalla razza agerolese ed il resto della raccolta locale ci consente di avere il latte indispensabile per realizzare i provoloni, il resto è tutta opera dei preziosi artigiani che non solo devono realizzarli ma anche preoccuparsi di tramandare l’arte alle nuove generazioni che porteranno avanti una leggenda ormai ultracentenaria”.

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