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La Transumanza candidata a patrimonio Unesco, tradizione anche campana

Inviato il 29 Mar 2018 di Carlo Scatozza

La candidatura è stata avanzata dall’Italia come capofila insieme alla Grecia e all’Austria.
Con la firma del dossier di candidatura transnazionale da parte del Rappresentante Permanente d’Italia presso l’UNESCO, Amb. Vincenza Lomonaco, insieme agli omologhi di Austria e Grecia, è stato formalmente avviato il processo di valutazione internazionale che vedrà coinvolto un organo di espertitecnici indipendenti e poi la successiva decisione da parte del Comitato di governo dell’UNESCO nel novembre 2019.
La pratica tradizionale della Transumanza rappresenta la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme ai loro cani e ai loro cavalli, si spostano in
differenti zone climatiche, percorrendo le vie semi-naturali dei tratturi. Il viaggio dura giorni e si effettuano soste in luoghi prestabiliti, noti come “stazioni di posta”.
La transumanza quale elementoculturale, dal forte contenuto identitario, ha saputo nei secoli creare fortilegami sociali e culturali tra praticanti e i centri abitati da essi
attraversati, nonché rappresentare un’attività economica sostenibilecaratterizzata da un rapporto peculiare tra uomo e natura, influenzando con la sua carica simbolica tutti i campi dell’arte.
La transumanza è ancora oggi praticata sia nel Centro e Sud Italia, dove sono localizzati i Regi tratturi, partendo da Amatrice (nella cui piazza principale si svolgeva storicamente la
grande festa dei pastori transumanti) e Ceccano nel Lazio ad Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia.

In Campania celebre il tratto Agerola-Erchie in costiera, ma soprattutto tra Abruzzo, Molise, Campania e Puglia uno dei più lunghi, ovvero il Pescasseroli-Candela lungo 211 km, il tratturo presenta sull’intero tracciato, da Pescasseroli in Abruzzo fino al confine fra Candela ed Ascoli Satriano in Puglia, una larghezza media di 60 metri. Era ancora in uso come direttrice della transumanza nei primi anni ’50 del XX secolo e alcuni storici, come il Wisemann, hanno ipotizzato che esso ricalcasse il percorso della via Minucia, una strada consolare romana. Il tratturo inizia il suo percorso da Campomizzo, una località a nord di Pescasseroli, e nel suo tratto iniziale attraversa il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A Ponte Zittola, presso Castel di Sangro, se ne distacca il tratturo Castel di Sangro-Lucera, che andrà a sua volta a confluire nel tratturo Celano-Foggia. In provincia di Campobasso questi tre tratturi sono ulteriormente interconnessi dal braccio Centocelle-Cortile-Matese presso San Polo Matese. Nel suo tratto molisano il percorso del tratturo segue la strada statale 17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitico, toccando Isernia e attraversando la sella di Vinchiaturo fra Bojano e Saepinum, portandosi quindi temporaneamente sul versante tirrenico. Lasciato il Sannio, a partire dal territorio di Casalbore (ove si estendeva una vasta area di riposo) il tratturo penetra quindi nell’Irpinia ove attraversa nuovamente la linea spartiacque all’altezza della sella di Ariano. Qui il tratturo, superato il villaggio neolitico de La Starza, entra in connessione con la via Herculea oltre che con il tratturello Camporeale-Foggia, il quale ultimo ripercorre invece la via Traiana. Dal 2006 tutto questo particolare tratto è stato alberato e delimitato con picchetti in pietra e legno a cura della Comunità Montana dell’Ufita trasformandosi così in un percorso turistico-sportivo-ambientale con possibilità di escursioni a cavallo, in bici e in trekking. Dopo aver rasentato l’antico borgo di Zungoli il tratturo giunge nella Daunia e qui discende lentamente lungo le pendici del Subappennino fino a terminare il suo percorso a valle di Candela, all’estremità meridionale del Tavoliere delle Puglie.

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